Le prove dell’esistenza di Dio nella filosofia

Enrico Berti (1935-2022) è stato tra i massimi studiosi italiani di Aristotele. Il volume Le prove dell’esistenza di Dio nella filosofia propone i contenuti di un suo corso tenuto nel 2009 presso la Facoltà di Teologia di Lugano. Come spiega Berti nell’introduzione, le prove dell’esistenza di Dio occupano un posto di rilievo nella storia della filosofia antica, medievale e moderna ma godono di minore fortuna nella filosofia contemporanea. Il loro valore, prima ancora che apologetico, è precisamente teoretico: vale a dire esse non hanno come obiettivo quello di convincere o convertire a una determinata fede ma, all’interno della riflessione filosofica, mirano ad argomentare a favore della possibilità e della ragionevolezza della fede. In realtà le “prove dell’esistenza di Dio” sono prove filosofiche, metafisiche ma anche antropologiche, circa l’esistenza di uno specifico Ente posto al termine di uno specifico cammino razionale. Questo Ente può essere, ad esempio, un motore immobile che tutto muove (Aristotele), l’Essere più grande che si possa concepire (Anselmo), l’Intelligenza che guida in modo provvidente il cosmo (Tommaso d’Aquino), l’origine dell’imperativo morale presente nella coscienza umana (Kant), ecc. Si tratta, in sostanza, di prove dell’esistenza di ciascuno di questi Enti. Sarà poi mediante un passo successivo che il soggetto porrà tale Ente in rapporto con l’immagine di Dio derivata dal senso religioso e dalle esperienze esistenziali. È ciò che Tommaso d’Aquino osserva quando, al termine di ciascuna delle sue famose cinque vie, conclude “…e questo tutti chiamano Dio”.

Le prove filosofiche dell’esistenza di Dio, afferma Berti, aprono uno spazio di libertà al pensatore o, più in generale, a chi si senta «affetto da questo tarlo, o da questa malattia, che è la filosofia» (p. 12). Non sono dunque prove che “dimostrino la verità della fede” – quest’ultima è sempre una scelta libera e personale, sebbene ragionevole – ma argomentazioni a favore della possibilità, per chi lo sceglie, di fidarsi di testimoni qualificati che possono parlarci, sul piano religioso ed esistenziale, di Dio: «Avere fede significa, a mio avviso, fidarsi, e il fidarsi deve essere una decisione libera» (p. 9). In questo volume Enrico Berti presenta le prove filosofiche dell’esistenza di Dio offerte da autori ben presenti anche nella storia della filosofia oggetto di studio dei nostri licei, completando quanto i libri di testo potrebbero non dire o menzionare in modo conciso: Aristotele, Anselmo d’Aosta, Tommaso d’Aquino, Cartesio, Leibniz, Hume, Kant ed Hegel. Berti conclude l’esposizione con un’interessante ricostruzione del dibattito italiano sul tema, rilanciato nel Novecento dalla scuola filosofica dell’Università Cattolica di Milano, da Gustavo Bontadini e Sofia Vanni Rovighi fino a Emanuele Severino. L’importanza delle prove filosofiche dell’esistenza di Dio, secondo Berti, non riguarda una questione soltanto specialistica, di ordine esclusivamente teologico, ma ha un importante riflesso sulla questione più generale delle problematicità della realtà che, se non potesse fondarsi su un Principio Trascendente, verrebbe condannata al non senso: «l’argomentazione di cui le prove dell’esistenza di Dio sono formulazioni imperfette, è quella che riconosce la totale problematicità del mondo dell’esperienza, cioè la sua insufficienza a spiegarsi interamente da sé» (p. 11). È in fondo la ricerca di questa spiegazione che ha mosso i precedenti autori del passato a formulare vie razionali per mostrare tale Principio Trascendente, e continua a sollecitare anche noi nell’epoca presente.

 

Autore scheda bibliografica tematica
Stefano Oliva
2022