Esistenza di Dio e teoria dell’evoluzione. La testimonianza delle lettere di Charles R. Darwin

Darwin manifestò le sue opinioni religiose in modo discreto, senza assumere posizioni nette e intransigenti e, soprattutto, contrariamente a quanto si ritiene comunemente, non impiegò mai la teoria dell’evoluzione biologica né come strumento, né come prova scientifica per negare l’esistenza di un Creatore. Proponiamo la traduzione in versione italiana, con testo originale a fronte, di alcune lettere tratte dalla corrispondenza del naturalista inglese che riportano alcune sue considerazioni sull’esistenza di Dio e sui maggiori temi esistenziali legati alla religione. Le trascrizioni del testo inglese originale sono rese disponibili dal Darwin Correspondence Project.

 

Lettera 2814 – C.R. Darwin ad Asa Gray, 22 Maggio 1860

In una lettera indirizzata al noto botanico americano Asa Gray (1810-1888), Darwin sostiene che, seppur egli non creda alla necessità di un disegno nella natura, trova difficile credere che tutto sia il risultato di una “forza bruta”. Osservando, in particolare, quanto siano meravigliosi l'universo e la natura umana, Darwin conclude dicendo che tale questione è “troppo profonda per essere risolta dall'intelletto umano”.

 

Down Bromley Kent
22 maggio

Mio caro Gray,
[…]

In merito all’aspetto teologico della domanda; è sempre doloroso per me.— sono sconcertato— non avevo alcun’intenzione di dare un’impronta atea al mio scritto. Ma confesso che non riesco a vedere, chiaramente come altri e come desidererei, prove di un progetto e di benevolenza tutto attorno a noi. Mi sembra ci sia troppa miseria nel mondo. Non riesco a convincermi che un Dio benevolo e onnipotente avrebbe creato di proposito le Ichneumonidæ con l’espressa intenzione che si alimentassero all’interno dei corpi vivi dei vermi, o che un gatto dovesse giocare con i topi. Non credendoci, non vedo alcuna necessità nel credere che l’ideazione dell’occhio sia stata mirata. D’altra parte, non riesco comunque ad accontentarmi di guardare questo meraviglioso universo e specialmente la natura dell’uomo, e di concludere che tutto sia l’esito della forza bruta. Sono incline a guardare tutto come risultante da leggi mirate, con i dettagli, vuoi buoni vuoi cattivi, lasciati all’elaborazione di quello che noi potremmo chiamare caso. Non che questa concezione mi soddisfi affatto. Nel più intimo di me stesso, sento che l’intera materia è troppo profonda per l’intelletto umano. Un cane potrebbe ugualmente speculare sulla mente di Newton. — Lasciamo che ogni uomo speri e creda quel che può.—Concordo certamente con Lei che le mie vedute non sono affatto necessariamente atee. Il fulmine uccide un uomo, che sia un buono o un cattivo, a causa dell’azione esageratamente complessa delle leggi naturali - un bimbo (che potrebbe risultare un idiota) nasce per effetto di leggi ancor più complesse; e non riesco a concepire alcun ragione per cui un uomo, o altro animale, non potrebbe essere stato prodotto ab origine da altre leggi e che tutte queste leggi potrebbero essere state ideate da un Creatore onnisciente, che prevedesse ogni evento e conseguenza futuri. Ma più penso più mi sento sconcertato; come in effetti ho probabilmente palesato in questa lettera.

 

Sono profondamente colpito dalla Sua gentilezza e dal Suo interesse.—

Sinceramente e cordialmente Suo,

Charles Darwin

Down Bromley Kent

May 22d

My dear Gray.
[...]

 

With respect to the theological view of the question; this is always painful to me.— I am bewildered.— I had no intention to write atheistically. But I own that I cannot see, as plainly as others do, & as I shd wish to do, evidence of design & beneficence on all sides of us. There seems to me too much misery in the world. I cannot persuade myself that a beneficent & omnipotent God would have designedly created the Ichneumonidæ with the express intention of their feeding within the living bodies of caterpillars, or that a cat should play with mice. Not believing this, I see no necessity in the belief that the eye was expressly designed. On the other hand I cannot anyhow be contented to view this wonderful universe & especially the nature of man, & to conclude that everything is the result of brute force. I am inclined to look at everything as resulting from designed laws, with the details, whether good or bad, left to the working out of what we may call chance. Not that this notionat all satisfies me. I feel most deeply that the whole subject is too profound for the human intellect. A dog might as well speculate on the mind of Newton.— Let each man hope & believe what he can.—Certainly I agree with you that my views are not at all necessarily atheistical. The lightning kills a man, whether a good one or bad one, owing to the excessively complex action of natural laws,—a child (who may turn out an idiot) is born by action of even more complex laws,—and I can see no reason, why a man, or other animal, may not have been aboriginally produced by other laws; & that all these laws may have been expressly designed by an omniscient Creator, who foresaw every future event & consequence. But the more I think the more bewildered I become; as indeed I have probably shown by this letter.

 

 

Most deeply do I feel your generous kindness & interest.—

Yours sincerely & cordially

Charles Darwin

 

 

Lettera 5307 – C.R. Darwin a Mrs. M.E. Boole, 14 dicembre 1866

Darwin risponde a Mrs Mary Everest Boole – una signora molto interessata ad approfondire le implicazioni tra scienza, psicologia, educazione e religione – a proposito di alcune sue domande sulle implicazioni religiose della selezione naturale. Il naturalista dichiara di non poter dare delle risposte se non come lo farebbe un uomo qualunque ed afferma di preferire pensare alla sofferenza e al male come frutto della naturale sequenza degli eventi umani e non come effetto dell'intervento diretto di Dio.

 

Down. Bromley. Kent.
14 dicembre 1866

 

Gentilissima Signora,

Mi avrebbe fatto un enorme piacere poter inviarLe risposte soddisfacenti ai Suoi quesiti, o per meglio dire risposte di sorta. Ma non riesco a capire come la credenza che tutti gli esseri organici, uomo compreso, possano essere geneticamente scaturiti da qualche essere semplice, invece di essere stati creati separatamente, abbia a che fare con le Sue perplessità. Queste, mi pare, possono essere fugate soltanto ricorrendo a prove estremamente diverse dalla Scienza, ovvero dalla cosiddetta “coscienza interiore”. La mia opinione non vale di più di quella di chiunque altro abbia riflettuto su tali temi, e sarebbe una follia da parte mia esprimerla; posso comunque osservare che mi è sempre sembrato più soddisfacente considerare l’immensa quantità di dolore e sofferenza a questo mondo come l’esito inevitabile della sequenza naturale degli eventi, ossia leggi generali, piuttosto che dell’intervento diretto di Dio, per quanto sia consapevole come ciò non sia logico se rapportato a un Dio onnisciente – La Sua ultima domanda sembra risolversi nel problema del Libero Arbitrio e della Necessità che la maggioranza della persone ha ritenuto insolubile.

Mi rammarico che questa nota si sia rivelata di così scarso valore; ne fossi stato capace, malgrado mi rimangano poco tempo o forza, Le avrei inviato risposte complete.

 

Ho l’onore di rimanere gentilissima signora, mi creda davvero, Suo,
Charles Darwin.

P.S. Mi addolora il pensiero che le mie opinioni possano incidentalmente aver turbato il suo spirito, ma Le sono grato per il Suo giudizio – e La stimo per questo - che teologia e scienza debbano ciascuna seguire il proprio percorso e che nel caso specifico io non sia personalmente responsabile se il loro punto d’incontro sia ancora destinato a essere così distante.

Down. Bromley. Kent.
Dec. 14. 1866.

Dear Madam,

It would have gratified me much if I could have sent satisfactory answers to yr. questions, or indeed answers of any kind. But I cannot see how the belief that all organic beings including man have been genetically derived from some simple being, instead of having been separately created bears on your difficulties.— These as it seems to me, can be answered only by widely different evidence from Science, or by the so called “inner consciousness”. My opinion is not worth more than that of any other man who has thought on such subjects, & it would be folly in me to give it; I may however remark that it has always appeared to me more satisfactory to look at the immense amount of pain & suffering in this world, as the inevitable result of the natural sequence of events, i.e. general laws, rather than from the direct intervention of God though I am aware this is not logical with reference to an omniscient Deity— Your last question seems to resolve itself into the problem of Free Will & Necessity which has been found by most persons insoluble.

 

I sincerely wish that this note had not been as utterly valueless as it is; I would have sent full answers, though I have little time or strength to spare, had it been in my power.

I have the honor to remain dear Madam. | Yours very faithfully
Charles Darwin.

P.S. I am grieved that my views should incidentally have caused trouble to your mind but I thank you for your Judgment & honour you for it, that theology & science should each run its own course & that in the present case I am not responsible if their meeting point should still be far off.

 

 

Lettera 8837 – C.R. Darwin a N.D. Doedes, 2 aprile 1873

Oggetto della lettera di Darwin a Sir N.D. Doedes, un professore dell'università di Utrecht, è se l'impossibilità di concepire l'universo come sorto per caso possa costituire l'argomento centrale per sostenere l'esistenza di Dio. Darwin dichiara non essere in grado di rispondere alla domanda e ritiene che la questione sia superiore alle nostre forze, anche se l'uomo ha il dovere di riflettervi.

 

Down, Beckenham, Kent.
2 aprile 1873

 

Riservata.

Egregio Signore,

La ringrazio di cuore per la fotografia che la ritrae in compagnia del Suo amico/della Sua amica. Sono sicuro che mi scuserà se mi dilungo un po’ nel riferirLe che da tempo sono in precarie condizioni di salute e mi tengo lontano da casa per riposarmi. Risulta impossibile rispondere alla Sua domanda in modo succinto; e non sono sicuro che ci riuscirei se anche mi dilungassi nello scrivere. Ma mi permetta di dire che l’impossibilità di concepire che quest’universo grandioso e meraviglioso, con i nostri sé coscienti, sia scaturito per caso a me pare l’argomento principe a favore dell’esistenza di Dio; ma se questo sia un argomento di reale valore, non sono mai stato capace di deciderlo. Sono consapevole che, se pur ammettiamo una causa prima, la mente arde comunque dal desiderio di sapere da dove sia venuta e come sia scaturita. Né posso trascurare la difficoltà derivante dall’immensa quantità di sofferenza che flagella il mondo. Sono, inoltre, indotto a rinviare in certa misura al giudizio delle miriadi di uomini capaci che hanno pienamente creduto in Dio; ma anche qui mi rendo conto quanto povero si riveli quest’argomento. La conclusione più sicura sembra essere che l’intero tema vada al di là dell’orizzonte dell’intelletto umano; eppure l’uomo può fare il proprio dovere.

Con i migliori auguri di successo nella sua vita, egregio signore, rimango Suo, mi creda,

Ch. Darwin

Down, Beckenham, Kent.
April 2 1873

 

Confidential.

Dear Sir,

I am much obliged for the photograph of yourself and friend. I am sure that you will excuse my writing at length, when I tell you that I have long been much out of health, and am now staying away from my home for rest. It is impossible to answer your question briefly; and I am not sure that I could do so, even if I wrote at some length. But I may say that the impossibility of conceiving that this grand and wondrous universe, with our conscious selves, arose through chance, seems to me the chief argument for the existence of God; but whether this is an argument of real value, I have never been able to decide. I am aware that if we admit a first cause, the mind still craves to know whence it came and how it arose. Nor can I overlook the difficulty from the immense amount of suffering through the world. I am, also, induced to defer to a certain extent to the judgment of the many able men who have fully believed in God; but here again I see how poor an argument this is. The safest conclusion seems to be that the whole subject is beyond the scope of man's intellect; but man can do his duty.

With my best wishes for your success in life, I remain, dear Sir, Yours faithfully,

Ch. Darwin.

 

 

Letttera 11416 – C.R. Darwin a James Grant, 11 marzo 1878

Nella lettera a sir James Grant, un esploratore scozzese dell'Africa equatoriale con interessi nel campo della botanica e della microbiologia, Darwin dichiara che l'argomento più forte per affermare l'esistenza di Dio è costituito dall'intuizione che vi sia un “iniziatore intelligente” dell'universo. Ma il problema permane quando ci si chiede se questa intuizione sia affidabile e veritiera.

 

Egregio Signore,

 

Mi avrebbe fatto un immenso piacere assisterLa in qualche misura, ne fossi stato capace. Ma rispondere alla Sua domanda richiederebbe un saggio, ma per questo mi mancano le forze, godendo di una salute assai precaria. Né, a dire il vero, vi avrei risposto in modo chiaro e soddisfacente con tutte le forze a mia disposizione.
L’argomento più forte per l’esistenza di Dio, a quanto mi sembra, è rappresentato dall’istinto o l’intuito che tutti (suppongo) avvertono che ci sia dovuto essere un iniziatore intelligente dell’Universo; ma sorge poi il dubbio e la difficoltà se o meno tali intuizioni siano degne di fede.
Ho toccato un punto difficoltoso nelle due ultime pagine della mia “Variazione degli Animali e Piante sottoposti ad Addomesticamento”, ma sono costretto a lasciare il problema come irresolubile.
Nessun uomo che compia il suo dovere ha qualcosa da temere, e gli è lecito sperare qualsiasi cosa desideri ardentemente— Egregio signore, mi creda suo,
Ch. Darwin.

Down, Beckenham, Kent, 11 marzo, 1878

Dear Sir,

 

I should have been very glad to have aided you in any degree if it had been in my power. But to answer your question would require an essay, and for this I have not strength, being much out of health. Nor, indeed, could I have answered it distinctly and satisfactorily with any amount of strength.The strongest argument for the existence of God, as it seems to me, is the instinct or intuition which we all (as I suppose) feel that there must have been an intelligent beginner of the Universe; but then comes the doubt and difficulty whether such intuitions are trustworthy.
I have touched on one point of difficulty in the two last pages of my “Variation of Animals and Plants under Domestication,'” but I am forced to leave the problem insoluble.No man who does his duty has anything to fear, and may hope for whatever he he earnestly desires.— Dear sir, yours faithfully,
Ch. Darwin.

 

Down, Beckenham, Kent, March 11th, 1878.

 

 

 

Lettera 12041 – C.R. Darwin a John Fordyce, 7 maggio 1879

Nel rispondere all'ateo sir John Fordyce, Darwin afferma di ritenere assurdo poter dubitare del fatto che un uomo possa essere al tempo stesso teista e evoluzionista, ed afferma di non essersi mai ritenuto un ateo che nega l'esistenza di Dio ma piuttosto un agnostico.

 

Down Beckenham | Kent
7 maggio 1879

Privata

Egregio Signore,

Mi sembra assurdo dubitare che un uomo possa essere un ardente teista e altrettanto ardente evoluzionista.— Le do ragione su Kingsley. Asa Gray, l’eminente botanico, è un altro caso in questione — Quali possano essere le mie opinioni è una faccenda di nessun peso per alcuno salvo me stesso.— Ma visto che me lo chiede, posso affermare che il mio giudizio è spesso fluttuante. Inoltre, se o meno un uomo si meriti di esser chiamato teista dipende dalla definizione del termine: argomento di gran lunga troppo vasto per una breve nota. Nelle mie fluttuazioni più estreme, non sono mai stato un ateo nel senso di negare l’esistenza di un Dio.— Ritengo generalmente (e sempre di più invecchiando), ma non sempre, che agnostico corrisponderebbe alla definizione più corretta della mia condizione intellettuale.

Egregio signore, mi creda, Suo

Ch. Darwin

Down Beckenham | Kent
May 7 1879

Private

Dear Sir,

It seems to me absurd to doubt that a man may be an ardent Theist & an evolutionist.— You are right about Kingsley. Asa Gray, the eminent botanist, is another case in point— What my own views may be is a question of no consequence to any one except myself.— But as you ask, I may state that my judgment often fluctuates. Moreover whether a man deserves to be called a theist depends on the definition of the term: which is much too large a subject for a note. In my most extreme fluctuations I have never been an atheist in the sense of denying the existence of a God.—I think that generally (& more and more so as I grow older) but not always, that an agnostic would be the most correct description of my state of mind.

Dear Sir, Yours faithfully

Ch. Darwin

 

 

Per la fonte digitale del testo inglese: Darwin Correspondence Project,
http://www.darwinproject.ac.uk
trad. it. di Paolo Zanna.