L'eredità di san Francesco e le radici francescane dell'indagine sulla natura

Anna Pelliccia
Dottoranda in Filosofia, Pontificia Università della Santa Croce - Ricercatrice Centro DISF

In una tarda serata di ottobre dell’anno 1226, presso la chiesetta della Porziuncola a Santa Maria degli Angeli in Assisi, si spegne la vita terrena di un uomo, un frate, un rinnovatore, un santo: Francesco d’Assisi.

Nell’anno in cui si celebra l’VIII centenario della sua morte, è doveroso dedicare alcune riflessioni alla portata rivoluzionaria della vita, delle opere e del pensiero del Santo di Assisi. Dopo aver letto queste prime righe, potrebbero sorgere alcuni interrogativi in un lettore attento e fin troppo perspicace: perché fare un editoriale su san Francesco in un sito dedicato al dialogo tra scienza e fede? Cosa mai ha a che vedere un santo che predica la povertà, il perdono, la speranza, la gioia, l’umiltà con il dibattito passato e presente tra temi scientifici e argomenti di fede? In che modo il “giullare di Dio” può parlare a un uomo di scienza?

Vedremo insieme come questa “umile figura” di santo abbia fornito un sostanziale contributo all’apertura di un nuovo orizzonte di pensiero entro il quale collocare la scienza moderna.

Chi, come pellegrino o come visitatore, si avvicina a Santa Maria degli Angeli, alla Porziuncola e poi ad Assisi, respira un’aria di profonda serenità, aiutato dal verde dei prati, dalla quiete della natura e della pietra medievale che caratterizza le vie della città; dalla pacatezza dei ritmi, per cui ognuno può soffermarsi in momenti senza tempo a meditare di fronte ad un altare di una Chiesa come di fronte all’altare del Creato che si dispiega in tutta la sua meraviglia nella pianura dolce e accogliente che giace delicata e si dirama ai piedi di Assisi. Il visitatore è dunque accompagnato costantemente da sentimenti di intimità e profondo raccoglimento che raggiungono l’apice al tramonto o all’alba, quando le luci, i profumi, le ombre e le immagini ricongiungono lo spirito alla natura, invitando a ringraziare e lodare il Creatore per tutte le sue creature.

Tornando indietro di 800 anni, possiamo immaginare che simili disposizioni d’animo – forse più consapevoli, pure e intense – abbia provato san Francesco in tanti momenti della sua vita: mentre sente la voce di Cristo emanare dal Crocifisso della chiesetta di San Damiano, quando predica agli uccelli rivolgendosi a loro come “fratelli” e invitandoli a lodare il Creatore, nel momento in cui si rivolge a “Frate Lupo” o abbraccia un lebbroso incontrato appena fuori dalla città di Assisi.

San Francesco ha dedicato quasi l’intera sua vita a lodare e ringraziare Dio. Ne è testimonianza diretta il testo poetico più antico della letteratura italiana, il Cantico delle Creature o di Frate Sole, un inno all'armonia della vita; un'estasi di luce, gratuità e gratitudine con cui l'uomo si scopre fratello del mondo e trasforma perfino il dolore e la morte in una solenne sinfonia di lode al Creatore. Se da un lato la grandezza assoluta di Dio è il tema centrale del Cantico, dall’altro lato Francesco «manifesta una sensibilità particolarissima per le specificità proprie di ogni creatura che […] chiama Fratello e Sorella» [1], cogliendo la bellezza e la capacità di abitare con umiltà e trasparenza il posto loro riservato nell'armoniosa trama della creazione. Sullo sfondo storico-culturale di un contemptus mundi, l’idea che la natura – bella, preziosa, utile, forte – sia specchio della bontà divina costituisce un vero e proprio cambiamento di paradigma. «Fu […] proprio lo sguardo di Francesco, la sua lode alla creazione e il suo invito a sentirla prima di pensarla che liberò la natura da ogni rigidità impressa da regimi speculativi incapaci di affrontare e sciogliere incongruenze e difficoltà» [2].

San Francesco d’Assisi rappresenta una delle figure cerniera più sorprendenti e decisive nella storia del pensiero occidentale per quanto riguarda la nascita e la trasformazione dell’atteggiamento verso la natura e l’indagine sul mondo fisico. Una nuova visione della natura, dunque, si fa strada con san Francesco, un quadro epistemologico in cui utilità, bellezza, possibilità e dovere di azione caratterizzano la relazione tra uomo e creato. Tale mutazione di prospettiva epistemologica e metafisica è una vera e propria rivoluzione che avrà conseguenze importanti nella storia della cultura e delle idee dei secoli successivi al XIII.

Fin dai primi passi dell'Ordine e fino alla nascita della scienza moderna, i francescani si distinsero come studiosi acuti e appassionati collezionisti, in grado di cogliere gli autori e le questioni cruciali in una fase di profonda trasformazione della visione della natura, particolarmente accentuata tra il Rinascimento e la prima età moderna. La minoritas e la teologia della Creazione spingono i frati a osservare con concretezza il mondo fisico.

È in questo alveo che fiorisce l'attenzione per l'esperienza diretta, per quella sperimentazione che costituirà la pietra d'angolo della scienza moderna. Dagli studi sull'ottica (Roberto Grossatesta) e sulla prospettiva intesi come strumento per comprendere la luce divina, alle indagini sulla fisica del movimento (Guglielmo di Ockham e Pietro di Giovanni Olivi); dalle speculazioni matematiche di Luca Pacioli sull'armonia cosmica, fino alla medicina, alla botanica e all'alchimia applicata alla cura dei malati: la biblioteca francescana si rivela un laboratorio epistemologico in continuo aggiornamento. L'ottica (perspectiva) cessa di essere una pura speculazione geometrica e si trasforma nello studio della luce come primario strumento dell'azione divina nell'universo. La ricerca empirica, la botanica, la medicina, la meccanica e lo studio dei fenomeni atmosferici vengono coltivati dai frati non come curiosità profane, ma come atti di restituzione, di cura del prossimo e di penetrazione dell'armonia cosmica.

La biblioteca francescana storicamente si configura non come un catalogo chiuso di opere dogmatiche, ma come un laboratorio multidisciplinare. In particolare, la Biblioteca del Sacro Convento di Assisi, nata insieme al complesso basilicale eretto sul Colle del Paradiso a partire dal 1228, rappresenta un unicum di straordinario valore storico, teologico e culturale: è la più antica biblioteca francescana al mondo e conserva un patrimonio librario di inestimabile pregio, testimonianza diretta della vivacità intellettuale dell'Ordine dei Frati Minori.

Fin dai primi decenni del Duecento, la biblioteca di Assisi si è configurata non solo come un centro di studi teologici, ma come un autentico laboratorio multidisciplinare aperto alle scienze naturali e al sapere profano. L'eccezionale valore scientifico della collezione del Sacro Convento è stato riscoperto e mostrato al grande pubblico in occasione di importanti iniziative espositive e di ricerca, tra cui la mostra e il relativo catalogo omonimo, Laudato sie: natura e scienza. L’eredità culturale di frate Francesco (a cura di Fra Carlo Bottero e Paolo Capitanucci). L'evento espositivo si è tenuto nel 2025 a Palazzo Braschi a Roma e successivamente presso il Sacro Convento di Assisi, inserendosi nel quadro delle celebrazioni per l'VIII Centenario della stesura del Cantico delle Creature (1225–2025). Il volume rappresenta ad oggi uno dei contributi editoriali e scientifici più avanzati sul rapporto tra il francescanesimo e la scienza.

Questa esposizione ha messo in luce e valorizzato i codici scientifici del Fondo Antico, mostrandone la centralità nella preparazione di quel terreno culturale da cui, pochi secoli dopo, avrebbe preso forma la rivoluzione scientifica moderna.

Questa tradizione rivela una verità storica cruciale per il dibattito contemporaneo: la scienza moderna non è nata contro la matrice teologica della Cristianità medievale, ma in larga misura attraverso di essa. La persuasione che il mondo risponda a un ordine razionale, voluto da un Creatore sommo architetto, e che l'uomo sia dotato di facoltà cognitive adeguate a decifrarlo, ha rappresentato il presupposto metafisico senza il quale la rivoluzione scientifica non avrebbe avuto luogo.

Oggi, all'inizio del terzo millennio, il dialogo tra scienza e fede si trova di fronte a sfide radicalmente nuove. I modelli iperspecialistici della ricerca scientifica rischiano talvolta di smarrire una visione d'insieme, scivolando in riduzionismi funzionalisti o in una deriva tecnocratica che perde di vista il valore intrinseco dell'essere umano e del pianeta.

In questo scenario, la lezione di san Francesco e la tradizione intellettuale scaturita dal suo movimento offrono un paradigma di straordinaria attualità. La scienza non può essere disgiunta da uno sguardo contemplativo e da una rigorosa responsabilità etica. L'osservazione scientifica, quando è scevra da intenzioni di dominazione o manipolazione distruttiva, diventa un atto di restituzione e di custodia. In un'epoca segnata dalla crisi ecologica ed epistemica, la sintesi francescana ci ricorda che la conoscenza razionale della natura raggiunge la sua massima statura quando unisce la precisione del metodo all'ammirazione per la bellezza del creato e alla consapevolezza che, nel grande disegno della realtà, in continuità con l'insegnamento dell'enciclica Laudato si' di Papa Francesco “tutto è connesso”.

Confido che le riflessioni proposte abbiano offerto una risposta esauriente agli interrogativi iniziali, lasciando al lettore il desiderio di approfondire lo straordinario contributo che la tradizione francescana ha offerto alla nascita del sapere scientifico.

 

 

[1] Fra Bottero C., Il Cantico di frate Francesco: lo stupore riconoscente di fronte al creato, in Fra Bottero C., Capitanucci P. (a cura di), Laudato sie. Natura e scienza. L’eredità culturale di frate Francesco, Electa, Milano 2024, p. 46.


 [2] Marcacci F., Cielo e Terra si incontreranno, Natura e Creazione si baceranno: dallo sguardo di Francesco allo sguardo dei filosofi della natura, in Fra Bottero C., Capitanucci P. (a cura di), Laudato sie. Natura e scienza. L’eredità culturale di frate Francesco, Electa, Milano 2024, p. 46.