Brani scelti sul significato dell'attività scientifica

Problemi della scienza (1906)

Vediam bene che ‘La Scienza per la Scienza’ è formula vuota di contenuto sociale. E d’altra parte che il sapere può porgere alla volontà soltanto i mezzi dell’operare, ma non i fini; che è assurdo cercare nella Scienza le norme della vita.
Ma riteniamo che la volontà scientifica, all’infuori dello scopo utilitario, ponga essere stessa una norma significativa, quando riconosce, ed afferma il vero come indipendente dal timore o dal desiderio e promuove così lo sviluppo pieno della persona umana, la coscienza, oltreché la potenza, di un volere capace di riguardare al di là dei fini transitorii del presente, verso un più alto progresso futuro.
La fede in questa filosofia scientifica ci ha tratto dai campi della Geometria, ove il pensiero riposa tranquillo nella sicurezza degli acquisti, a discutere sulla preparazione di una scienza gnoseologica che possa divenire oggetto d’intesa degli studiosi, e che porti ad unificare i varii dominii del sapere in una veduta sintetica del procedimento scientifico. (Prefazione alla prima edizione, p. VI)

   

Se le idee non sono sostanzialmente mutate, pure la naturale evoluzione di esse ha generato in me una nuova coscienza filosofica, che tende soprattutto ad approfondire l’aspetto storico dei problemi: al lume della quale molti sviluppi dovrebbero qui essere illuminati con un nuovo studio. […] Anche perché, almeno così all’ingrosso, mi sembra che tali sviluppi [la grandiosa sintesi scientifica di Einstein] abbiano camminato piuttosto nell’ordine d’idee segnato da questa critica: invero lo stretto positivismo che ispirava vent’anni or sono l’indirizzo di un Mach o d’un Ostwald, sembra oggimai superato dal magnifico rifiorire di quelle ipotesi rappresentative che codesti pensatori volevano escludere dalla Scienza. I due aspetti concordanti della crisi einsteiniana [la critica filosofica dei concetti e lo sviluppo delle dottrine dell’elettromagnetismo] sono anche inseparabili: coloro che, non avendo lo spirito aperto alla critica di concetti presi ingenuamente come assoluti, disconoscono le esigenze filosofiche della dottrina, si trovano fuori della possibilità di comprenderla, e debbono vedere in essa soltanto dei puri sviluppi matematici formali, un po’ artificiosi. (Prefazione alla seconda edizione, pp. XII-XIII).

 

Problemi particolari e idee generali della scienza. Una duplice fatalità incombe su colui che ha consacrato i suoi giorni alla Scienza. Se vuole contribuire al progresso di questa, deve prepararcisi innanzi con uno studio paziente dei mille particolari che costituiscono la tecnica; deve apprendere i risultati conseguiti da innumerevoli lavoratori le cui ricerche tendono al medesimo scopo, deve impadronirsi dei loro concetti e sottoporli ad una nuova critica. Questo lavoro assorbe a tal punto l’attività dell’investigatore, che poco tempo gli resta per gettare uno sguardo sopra altri rami della Scienza che si sviluppano accanto a lui. Eppure anche questa necessità s’impone al suo spirito. Se per un lato ei deve coltivare dei problemi speciali, non può esimersi per altro dal giudicare i fini proposti alla ricerca, assurgendo ad un punto di vista generale che sovrasti ad una più larga base scientifica. ( p. 1)

   

Positivismo e Metafisica. Vi è qualcosa da rivendicare nella vecchia Metafisica? E questo stesso dubbio non basta perché da tutti gli uomini di scienza si decreti l’ostracismo verso chi lo propone? Noi domandiamo che, innanzi di pronunziare la condanna, si ascolti l’imputatosenza la presunzione di avere davanti un reo. Ma, senza indugiarci ulteriormente nella critica di quei procedimenti trascendenti, di cui abbiamo denunziato la vanità, riconosciamo piuttosto che anche nelle ontologie della moderna Metafisica, ci è sempre un sistema di immagini, un modello, che può adattarsi, talvolta convenientemente, ad un qualche ordine di fatti reali, e che, ad ogni modo, promovendo associazioni nuove, può riuscir utile nello sviluppo della Scienza […] D’altronde accanto alla costruzione delle ontologie metafisiche, non nascondenti la loro pretesa di porgere una scienza definitiva e completa (e non curanti di ricercare se tali aggettivi dopo quel nome abbiano un senso) altri sistemi ontologici sono stati costruiti, e si costruiscono tutti i giorni, circoscritti nel campo di un ordine di cognizione […] Ma che codeste teorie (diciamo pur metafisiche) non abbiano proprio alcun valore, come rappresentazioni psicologiche, nel processo genetico della Scienza, è una tesi che non può essere accolta senza uno studio critico più approfondito di questo processo. ( pp. 27-29)

   

Teoria della scienza. Fra gli scienziati moderni Helmholtz sopra tutti sembra aver  avuto una lucida visione dell’ufficio, che la Gnoseologia è chiamata ad esercitare per rispetto alla Scienza. È un suo titolo di gloria aver proclamato che la discussione di ogni ordine di questioni scientifiche fa capo a problemi di ordine gnoseologico. Ma non si potrà giudicare convenientemente dell’utilità di trattare questi problemi in un senso generale, fino a che la teoria positiva della conoscenza, resa indipendente dalle controversie filosofiche, non sia costituita per l’opera comune di tutti i cultori della Scienza. Allora soltanto apparirà quale insegnamento la discussione di una teoria scientifica possa recare nel giudizio di un’altra teoria, che si riferisca ad un diverso dominio di fatti, e come ad es. possa giovare al biologo, più che lo studio dei risultati della Fisica, la critica dei modi di svolgimento e del contenuto delle teorie fisiche, esaminate sotto l’aspetto gnoseologico. (p. 43)

 

La conoscenza come processo di approssimazione e di correzione. Fu un immenso progresso aver compreso che vi è una Fisica sola, la quale si estende senza arresto ai fenomeni vitali; e fu magnifica intuizione approssimata quella che portò a ritenere i fatti fisici come leggi semplici ed uniformi sovrastanti alla varietà delle condizioni. L’effetto complicatore di queste è una veduta correttiva, da trascurare in una prima approssimazione. Risulta di qui un giusto apprezzamento della tendenza unificatrice del meccanismo; essa porge una rappresentazione adeguata allo sviluppo iniziale delle scienze della vita; soltanto da un punto di vista più progredito appare che la veduta unificata è costruita con criteri un po’ ristretti ed unilaterali, poiché si accoglie come perfetto e generale il tipo di una scienza più sviluppata ed a questo si pretende di subordinare troppo rigidamente ogni altra forma di sapere. Quindi la veduta della filosofia meccanica viene modificata dai progressi della Biologia, la quale reagendo a sua volta sulla Fisica, ci prepara a comprendere una unificazione superiore, cioè un tipo di Scienza più perfetto e generale, che contenga le varie forme particolari separate dalle esigenze della tecnica. […]  Soltanto dalla Fisica ci è dato trarre una veduta del grado di perfezione cui potranno tendere in avvenire le scienze della vita; ma la enorme complicazione di queste, e la instabilità che ne deriva nelle spiegazioni biologiche, ci rendono più chiaro il movimento della Scienza, che rispetto a taluni ordini di fenomeni fisici riesce visibile soltanto nei secoli. Giungiamo in tal modo a comprendere che la conoscenza esatta è soltanto una conoscenza bene approssimata, la quale potrà essere tenuta come soddisfacente soltanto per quanto riguarda una certa cerchia di previsioni, ma rispetto ad una cerchia più estesa dovrà subire tosto o tardi una correzione, ove si aggiungano le condizioni complicatrici trascurate. (pp. 334-335)

 

 

 

Il significato della storia del pensiero scientifico (1934)

Scienza e storia. La scienza ha veduto spesso rinnovarsi le sue dottrine. La stessa teoria di Newton, che  – dopo Keplero – pareva dire la parola definitiva, ha ceduto, di recente, alla nuova dinamica di Einstein. Ma nessuno oserebbe ritenere quest’ultima un acquisto non superabile. Al contrario ogni scienziato sa, a priori, che le sue conquiste non possono non avere che un valore provvisorio e relativo […] Se la verità è soltanto un passo verso la verità, il valore della scienza consisterà piuttosto nel camminare che nel fermarsi ad un termine provvisoriamente raggiunto. I fatti, le leggi, le teorie riceveranno il loro senso, non tanto come sistema compiuto e statico, quanto nella loro reciproca concatenazione e nel loro sviluppo. (p. 12)

   

Frattanto la teoria della scienza giunge da parte sua ad un concetto più largo della razionalità del sapere. Non ci sono più forme rigide imposte al mondo estraneo dei dati empirici, bensì tendenze a coordinare i dati sensibili in guisa da soddisfare a certe esigenze di intelligibilità. La scienza non è un semplice riflesso di un ordine delle cose fuori di noi, anzi è costruzione della realtà per opera della mente; ma la costruzione si fa sempre in funzione dei dati sperimentali, sicché i principi che, in un certo grado di sviluppo della evoluzione scientifica, traducono certe esigenze della nostra comprensione, evolvono essi stessi per accordarsi con una più larga realtà. […] Vogliamo tuttavia insistere sul significato essenziale che ha per la scienza l’allargamento che facciamo della realtà, mediante la nostra immaginazione costruttiva. Ogni cosa pensata come possibile deve avverarsi, più vicino o più lontano, nell’universo della realtà. Il pensiero diventa così uno sguardo di avanscoperta teso verso l’ignoto; il suo teorizzare non è lavoro di vana astrazione, anzi sforzo per arricchire la realtà, allontanandone i limiti. (pp. 22 e 24)

   

 Scienza e religione. Più ancora che gli aiuti o gli ostacoli esteriori che si legano alla vita politica, agiscono sul pensiero scientifico i motivi artistici e religiosi. […] I rapporti della scienza con la religione sono più profondi e complessi di quel che appaia d’ordinario a chi paragona la scienza fatta alla religione positiva, domandandosi se si contraddicano. Già la possibilità della contraddizione significa che le due attività, scientifica e religiosa, debbono avere  una radice comune. E di fatto l’attività costruttiva del reale, che cerca ovunque qualcosa d’invariante nel flusso delle cose sensibili, si rivela come un’attività d’ordine religioso, mossa nella sua origine da quella stessa tendenza che conferisce valore durevole a tutto ciò che amiamo… Non pertanto lo spirito religioso, scaldato al soffio della Verità eterna e delle eterne speranze degli uomini, è spesso nella storia generatore del più alto sforzo scientifico. […] L’impulso che la ricerca scientifica riceve dall’animo religioso anelante ad un più alto ordine di verità, e l’impulso che essa stessa reca all’ideale religioso, o almeno alla sua interpretazione morale, traducendo l’universalità dei principii cristiani in un rispetto più concreto della giustizia e della libertà della coscienza. Spiegata in tal guisa nei suoi varii motivi, la storia della scienza – del suo sorgere e del suo crescere,  della sua decadenza, della rinascita e dei conseguenti successi – costituisce un dramma di incomparabile interesse umano.  E mentre ci abilita a comprendere l’intima solidarietà dei rapporti che formano la trama della realtà universale, ci fa vedere questi rapporti nel loro legame colla nostra vita e con la nostra intelligenza. (pp. 30-31)

 

F. Enriques, Problemi della scienza, (1906), Zanichelli, Bologna 1985; F. Enriques, Il significato della storia del pensiero scientifico (1934), a cura di M. Castellana, Barbieri Selvaggi, Manduria 2007.