Eugene Paul Wigner (1902-1995) fu un fisico teorico e matematico ungherese naturalizzato statunitense. Premio Nobel per la fisica nel 1963 è considerato una delle figure più influenti del XX secolo nella fisica. Autore di numerosi contributi scientifici in meccanica quantistica e fisica atomica, Wigner contribuì in modo significativo al concetto di simmetria nelle moderne teorie fisiche.
In questo breve saggio, pubblicato nel 1960, Wigner affronta una delle più importanti interrogazioni epistemologiche del pensiero scientifico. Basato su una conferenza tenuta alla New York University l’11 maggio 1959, L'irragionevole efficacia della matematica nelle scienze naturali invita il lettore a riflettere sulle ragioni, in gran parte misteriose, dell’incredibile efficacia del pensiero matematico nel riuscire a descrivere il mondo fisico che ci circonda.
L’opera è suddivisa in cinque brevi capitoli in cui viene affrontata, nei primi quattro, l’incredibile e misteriosa capacità della matematica nella comprensione del mondo naturale ed infine, nel quinto e ultimo capitolo, il problema epistemologico dell’unicità delle teorie matematiche nella fisica. Il primo capitolo dal titolo Che cos’è la matematica? introduce fin da subito il lettore al “miracolo” dell’astrazione matematica, il regno dove il matematico, ingegnoso inventore di concetti, è in grado di sfruttare pienamente il campo dei ragionamenti ammissibili “sfiorando l’inammissibile” e miracolosamente, senza cadere in una palude di contraddizioni, scoprire teoremi sempre nuovi.
Il saggio prosegue con Che cos’è la fisica? in cui l’autore ci presenta le leggi di natura della fisica sottolineando come la loro capacità predittiva sia fortemente vincolata a “circostanze eccezionali”, opportunamente selezionate dallo sperimentatore.
Il terzo e il quarto capitolo – Il ruolo della matematica nelle teorie fisiche e Il successo delle teorie fisiche è davvero sorprendente? – si interrogano sul ruolo sorprendente della matematica nelle teorie fisiche. L’autore ci mostra, con tre esempi presi dalla fisica classica e moderna, l’incredibile capacità del linguaggio matematico di formulare leggi di natura “di una accuratezza quasi fantastica”. Wigner ci invita a chiamare questo fatto così sorprendente la “legge empirica dell’epistemologia”, fondamento imprescindibile delle teorie fisiche, senza il quale verrebbe a mancare quell’indispensabile sostegno emotivo che anima la ricerca del fisico.
Il saggio si conclude con un ultimo capitolo intitolato L’unicità delle teorie della fisica. Qui Wigner sottolinea la possibilità che due teorie fisiche possano coesistere pur rimanendo in conflitto tra loro, ossia preservino la loro validità in uno specifico campo d’azione, ma non siano in grado di integrarsi in una teoria unificante più generale. Questo era, e rimane tuttora, il caso della meccanica quantistica e della relatività generale. Tutto ciò – ci suggerisce Wigner – mette a dura prova la fiducia che riponiamo in una “verità ultima” e questo perché, fondamentalmente, “non sappiamo perché le nostre teorie funzionano così bene”.
Il libro però si conclude con una nota di ottimismo, invitando il lettore a riconoscere in questo miracolo della matematica “un dono meraviglioso”, verso cui tutti dovremmo esserne grati e che ci permette di sperare, nella nostra gioia “e forse nel nostro sconcerto”, di poterlo estendere a nuove branche del sapere.
Ristampato in diverse antologie, questo saggio ha fin da subito conosciuto un’ampia fortuna, alimentando un vivace dibattito nella comunità degli scienziati, dei filosofi, e non solo. Spesso ripreso da molti filosofi della scienza come saggio emblematico sul tema epistemologico in questione, questo breve opuscolo si è inserito a pieno titolo come un classico della letteratura sul tema. Si rivolge certamente ad un vasto pubblico, prediligendo un’esposizione discorsiva senza l’impiego di formule matematiche, ma non per questo la riflessione che si articola in queste pagine diventa elementare. Questo saggio può invece costituire un’ottima lettura per studenti, liceali e universitari, e per tutti gli appassionati di scienza, invitando loro ad approcciarsi in modo semplice e diretto ad un’impervia domanda filosofica che anima il pensiero scientifico fin dalle sue origini.