Perché sono cristiano? Quali sono le ragioni della mia fede? Su queste domande sono stati versati fiumi di inchiostro. La risposta che più mi ha convinto e continua a parlare al mio cuore la ha data sant’Agostino in uno scritto della sua polemica contro i Manichei, Contra epistulam Manichaei (n. 5). Leggiamola insieme:
“Ego vero Evangelio non crederem nisi me Ecclesiae commoveret Auctoritas” (Io in realtà non crederei al Vangelo se non mi muovesse interiormente l’autorità della Chiesa)
A prima vista la frase può sembrare enigmatica. L’autorità della Chiesa si fonda sui Vangeli. Non è un circolo vizioso fondare la fede nei Vangeli sull’autorità della Chiesa? Non dovremmo piuttosto argomentare sulla veridicità del racconto evangelico, sull’autenticità delle fonti, sul confronto con le fonti non cristiane, sulla plausibilità dei miracoli narrati etc… Non dovremmo entrare nel campo spinoso della esegesi biblica? Se lo facessimo, però, la nostra fede dovrebbe dipendere dai risultati mutevoli dell’esegesi e quanti di noi sono in grado di districarsi agevolmente nel labirinto delle interpretazioni esegetiche? Intendiamoci bene: io ho il massimo rispetto per il lavoro degli esegeti e leggo anche con grande interesse, sebbene da dilettante, i risultati delle loro ricerche. Non sta lì però il fondamento della mia fede. Sant’Agostino ci suggerisce un percorso diverso. Proviamo ad ascoltarlo in profondità.
Il nocciolo della questione sta nel significato della parola auctoritas e nel significato della parola Ecclesia. Vediamo come comprenderle.
Auctoritas deriva dal verbo greco augeo (faccio crescere). L’autorità non è un potere di obbligare, anzi in generale non è un potere. È piuttosto una parola che risuona dentro di me, mi modifica dall’interno, mi cambia. L’analogia più pertinente è quella con l’innamoramento: la mia ragazza mi ha sorriso, mi ha parlato e le sue parole mi sono rimaste dentro. Mi ha fatto scoprire qualcosa di me che io non sapevo di essere. Da allora io non sono più io ma io con lei. Lei è diventata una presenza nella mia vita. L’autorità è il fenomeno di questa presenza. Potremmo dire, allora, che l’autorità della Chiesa è la presenza di Cristo nella mia vita. La prova del Vangelo è la persona stessa di Cristo. Credere è essere innamorati di Cristo. Ma come posso essere io innamorato di Cristo se io vivo oggi e lui è vissuto 2000 anni fa ed io non lo ho mai visto né conosciuto. Posso forse farmi contemporaneo di Cristo? Assolutamente no. Sarebbe ridicolo. Cristo però può farsi mio contemporaneo. Se è presente nella vita dei suoi amici allora incontrando i suoi amici è possibile incontrare Lui…
Questo ci riconduce al significato della parola Ecclesia. Etimologicamente ecclesía significa assemblea. Assemblea di chi? Di quelli la cui vita è stata trasformata dalla presenza di Cristo e che gli rendono testimonianza. Questa testimonianza rende credibile il Vangelo. La testimonianza che convince è dunque quella della santità della Chiesa. Non tutti i santi sono taumaturgi e guariscono dalle malattie del corpo. Non tutti i santi stanno sugli altari. Anzi, l’infinita maggioranza dei santi sono gente comune che però rende una testimonianza convincente. Possono essere i tuoi genitori che ti accompagnano in tutto il cammino della vita. Può essere la ragazza di cui ti sei innamorato e che ti è stata vicina per cinquanta anni in tutte le vicissitudini ed i guai in cui ti sei cacciato. Può essere un amico, un compagno di lavoro, un professore, un prete. Gente comune che ti ha voluto bene davvero ed ha condiviso con te l’amore di Cristo. Non una persona sola ma tante, incontrate in momenti diversi della vita o anche l’amicizia stabile di una comunità.
I santi non sono isolati, si legano fra loro in genealogie di santità. Cosa è una genealogia di santità? Facciamo un esempio: esistono molti santi della famiglia salesiana. La loro santità nasce da quella di don Bosco: sono stati convinti da lui. E la santità di don Bosco? Si radica in una storia di santità piemontese che risale attraverso il Cafasso, il Cottolengo e san Francesco di Sales fino nel Beato Valfrè. E potremmo continuare.
Adesso capiamo cosa è l’autorità della Chiesa: la testimonianza comune dei santi per mezzo della quale Cristo si rende presente ed “incontrabile” per noi.
Abbiamo fatto l’esempio dell’innamoramento. All’inizio non sai bene cos’è e non sai neppure se ci credi davvero, se è un gioco oppure una cosa seria. Poi una serie di eventi e di scoperte successive ti coinvolge sempre più profondamente fino al punto che quella storia diventa la tua stessa vita, diventa più certa per te che la tua stessa vita. Quando l’innamoramento si consolida in un amore coniugale in genere nascono dei bambini e questo ristruttura profondamente la relazione dei due innamorati. Diventano una coppia genitoriale e l’amore reciproco adesso si proietta ad abbracciare i figli. Affermando che il matrimonio è un sacramento la Chiesa inscrive questa dinamica naturale dell’amore umano dentro l’amore di Cristo, ne fa un segno efficace dell’amore di Cristo per il mondo. Questo dinamismo, però, vive naturalmente anche fuori del sacramento del matrimonio. La fede cristiana è essenzialmente missionaria. L’incontro originario rischia sempre di smarrirsi nella memoria se non è rinnovato da incontri nuovi ed in particolare da incontri in cui tu offri ad un altro uomo una amicizia vive, vera, fattiva, in cui egli possa discernere la presenza di Cristo come una proposta per la sua vita. Per questo Papa Francesco parlava spesso del “discepolo missionario”: uno che apre ad altri il tesoro che senza suo merito gli è stato comunicato. La vita nuova, la comunione cristiana, si diffonde per contagio, per mezzo di una amicizia in cammino verso il vero bene dell’uomo.