La colpa di Epimeteo. La tecnica e il tempo vol. 1

Bernard Stiegler (1952-2020) è tra le principali voci filosofiche contemporanee che si sono interrogate sui temi dello sviluppo tecnologico e sulle ricadute sociali del progresso tecnico-scientifico. Tra il 1986 e il 1992 lavora sotto la direzione di Jacques Derrida alla sua tesi di dottorato, che diventerà il nucleo di partenza per una serie di libri intitolata La tecnica e il tempo (secondo il piano originale in sette tomi, gli ultimi tre dei quali incompiuti). La colpa di Epimeteo, primo volume della serie, è diviso in due parti (L'invenzione dell'uomo e La colpa di Epimeteo), ognuna delle quali costituita da un'introduzione e da tre capitoli. Nella prima parte Stiegler intende proporre una critica della concezione che vede nella tecnica un semplice mezzo: vero impensato della filosofia, la tecnica è connaturata all'essere umano e alla sua specifica temporalità, circostanza che rende insufficiente ogni dicotomia tra natura e cultura. Rielaborando criticamente la filosofia della tecnica di Martin Heidegger, la storia dei sistemi tecnici di Bertrand Gille, la paleoantropologia di André Leroi-Gourhan, così come la riflessione di Gilbert Simondon sui processi di individuazione e la fenomenologia di Edmund Husserl, Stiegler propone nella seconda parte del volume una approfondita rilettura filosofica del mito di Epimeteo e di Prometeo, già presentato da Platone nel Protagora. Incaricati di distribuire a ogni specie animale una specifica abilità, Epimeteo e Protagora commettono una duplice colpa: Epimeteo ("colui che pensa in ritardo") si rende conto di aver distribuito tutte le capacità alle specie prive di parola (aloga), lasciando l'essere umano "nudo, scalzo, scoperto, inerme"; a questo stato d'indigenza provvede Prometeo ("colui che pensa in anticipo"), sottraendo a Efesto e Atena il sapere tecnico e il fuoco, macchiandosi così di una colpa che sconterà venendo incatenato. In accordo con il mito, la debolezza di istinti e di abilità che l'essere umano presenta alla nascita viene bilanciata dalla sua partecipazione al sapere tecnico, di origine divina. Di qui Stiegler sviluppa una riflessione sulla naturale artificialità, o sulla connaturata tecnicità, propria della forma di vita umana e della sua temporalità. La riflessione di Stiegler conclude la stagione novecentesca di riflessione sulla tecnologia e allo stesso tempo apre un orizzonte di pensiero capace di confrontarsi con le innovazioni tecnologiche del nuovo secolo e con i rischi ad esse connessi.

Stefano Oliva