A 135 anni esatti dalla pubblicazione della prima enciclica sociale, la Rerum novarum di Leone XIII, il 15 maggio 2026 è stata firmata la prima enciclica di papa Leone XIV, dal titolo Magnifica humanitas. Molto si è parlato e molto si parlerà dell’attenzione riservata dall’attuale pontefice allo sviluppo tecnologico, individuato come vettore principale di una rinnovata questione sociale che interpella tutti, credenti e non. In modo particolare, è l’intelligenza artificiale a rappresentare l’oggetto di riflessione privilegiato a partire dal quale papa Leone avanza la proposta di un nuovo umanesimo come orizzonte etico per il terzo millennio.
Altri commentatori, più equipaggiati sotto il profilo tecnico, potranno addentrarsi da un lato nel merito degli argomenti a favore di uno sviluppo dell’AI rispettoso della dignità umana, e dall’altro nell’esegesi della prima enciclica del pontefice, che evidentemente ne indirizza programmaticamente il magistero. In maniera più ampia invece intendo riflettere su alcuni temi portanti del primo anno di pontificato di papa Leone, ripercorrendo alcuni snodi significativi che hanno dimostrato l’attenzione del successore di Francesco a tematiche sociali e culturali non confinabili a un ambito spirituale o confessionale.
In primo luogo la pace. Fin dal primo discorso, subito dopo l’elezione, l’invocazione di una pace “disarmata e disarmante”, come ama ripetere papa Leone, ha segnato una netta presa di posizione rispetto alla crisi geo-politica che stiamo attraversando sul piano globale. Questo sembra essere anche uno dei messaggi più urgenti indirizzato ai giovani, che il papa ha recentemente incontrato visitando la Cappella universitaria della Sapienza di Roma. Visita storica, dopo quella del 1964 di Paolo VI e l’incontro con gli studenti di Giovanni Paolo II nel 1991, ma anche dopo la mancata visita di Benedetto XVI nel 2008, il quale in seguito a una veemente protesta – fortemente ideologica – e al dibattito pubblico che ne era seguito, aveva ritenuto opportuno annullare l’incontro.
Proprio in occasione della visita alla Sapienza (ma, a testimonianza dell’attenzione nei confronti del mondo dell’educazione e della formazione, ricordiamo la precedente visita all’Università cattolica dell’Africa centrale e la lettera apostolica Disegnare nuove mappe di speranza dedicata al tema dell’impegno educativo), papa Leone è entrato nel merito delle scelte che indirizzano verso la costruzione della pace, e ha ricordato che
nell’ultimo anno la crescita della spesa militare nel mondo, e in particolare in Europa, è stata enorme: non si chiami “difesa” un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune. Occorre inoltre vigilare sullo sviluppo e l’applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile, affinché non de-responsabilizzino le scelte umane e non peggiorino la tragicità dei conflitti. Quanto sta avvenendo in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran descrive la disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento. Lo studio, la ricerca, gli investimenti vadano nella direzione opposta: siano un radicale “sì” alla vita! Sì alla vita innocente, sì alla vita giovane, sì alla vita dei popoli che invocano pace e giustizia! [1]
Non è irrilevante che questo messaggio di pace sia stato pronunciato in una sede universitaria, e anzi testimonia l’importanza attribuita da papa Leone proprio all’ambito educativo dove fioriscono lo studio e la ricerca, e dove si gettano i semi di un’umanità “capace di futuro”, come ha affermato nello stesso discorso. Entrando nella Cappella universitaria il pontefice ha ricordato che “chi ricerca, chi studia, chi cerca la verità, alla fine cerca Dio, incontrerà Dio, troverà Dio precisamente nella bellezza della creazione, in tante forme in cui Dio ha voluto mettere la sua impronta”. Don Claudio Tagliapietra, uno dei cappellani della Sapienza e vice-direttore del Centro DISF, ha così sottolineato l’importanza della visita del Santo Padre in una università, luogo di frontiera e di ricerca del sapere: “Educare è una delle missioni più nobili che abbiamo come docenti: mettere davanti allo studente tutta la bellezza che Dio ha visto in loro prima della Creazione. Si dà loro tutto l’apparato di strumenti per far sì che siano ciò che devono essere” [2].
Dunque pace ed educazione, due declinazioni distinte ma inseparabili del medesimo impegno sociale e culturale che costituisce il lascito dei precedenti pontificati. Talvolta è stato commesso l’errore di leggere in contrapposizione queste due dimensioni, come se potessero caratterizzare di volta in volta l’agenda e il magistero di un papa o dell’altro, e invece forse proprio alla luce del primo anno di pontificato di Leone siamo ora in grado di vedere la continuità, pur nella diversità di accenti, tra le grandi figure che lo hanno preceduto. La pace è esigente e richiede lo sforzo e l’impegno, anche intellettuale, di tutti; l’educazione fornisce le competenze e porta a maturazione lo sviluppo della persona umana, nella sua piena dignità. Per questo motivo non ha senso separare e opporre la dimensione sociale e quella culturale, le quali sono invece tenute insieme da una direzione comune, al servizio dell’umanità:
Insegnare è una forma di carità quanto deve esserlo soccorrere un migrante in mare, un povero per la strada, una coscienza disperata. Si tratta di amare sempre e comunque la vita umana, di stimarne le possibilità, così da parlare al cuore dei giovani, senza puntare solo alle loro cognizioni. Insegnare diventa allora testimoniare valori con la vita: è cura per la realtà, è senso di accoglienza verso ciò che non si comprende ancora, è dire la verità. Che senso avrebbe d’altronde formare un ricercatore o professionista, che però non coltiva la propria coscienza, il senso della giustizia e del rispetto per ciò che non si può né si deve dominare? Il sapere, infatti, non serve solo a raggiungere scopi lavorativi, ma a discernere chi si è. Attraverso le lezioni, i tirocini, l’interazione con la città, le tesi, i dottorati, ogni studente può sempre trovare motivazioni nuove, mettendo ordine tra studio e vita, tra strumenti e fini [3].
La carità è dunque il minimo comun denominatore dello sforzo verso la pace e dell’impegno educativo, che costituiscono i cardini del nuovo umanesimo che papa Leone propone in Magnifica humanitas. Nuovo perché nuove sono le sfide poste dall’intelligenza artificiale e dagli algoritmi, così come gli scenari sociali e politici, per non parlare di quelli esistenziali e spirituali, che si dischiudono davanti a noi. E insieme antico, perché radicato nel messaggio evangelico che papa Leone, con coraggio e schiettezza, non smette di proporre a un presente inquieto e percorso da profonde lacerazioni.
[1] Discorso del Santo Padre Leone XIV all’Università “Sapienza” di Roma, 14 maggio 2026, https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260514-visita-pastorale-sapienza.html
[2] All'Università Sapienza, tra i giovani in attesa del Papa: questa per noi è una casa, Vatican News, https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2026-05/studenti-sapienza-attesa-papa-universita-roma-visita-cappella.html
[3] Discorso del Santo Padre Leone XIV all’Università “Sapienza” di Roma, cit.