Una testimonianza dal SISRI Summer Camp "Creatività tutta la vita: come l’umanità continuamente si rinnova"

Sara Gasparini
Sara Gasparini
Dottoressa di ricerca in Fisica dello spazio presso l'Università di Bergen, Norvegia

 

"La vera vita consiste nella creatività [...], è la libertà dell'azione creativa, del fuoco creativo, piuttosto che la necessità e la pesantezza di una perfezione cristallizzata."

[Nikolaj Aleksandrovič Berdjaev, Il senso della creazione. Saggio per una giustificazione dell’uomo, 1916]

 

Per Nikolaj Aleksandrovič Berdjaev, filosofo russo ortodosso, l'atto creativo dell'uomo è una continuazione della creazione divina e la risposta dell'uomo alla chiamata divina si realizza pertanto attraverso l'atto creativo.

Tutti siamo chiamati ad essere creativi e originali e a porre l’accento sull’importanza della creatività nella nostra vita, in quanto, essendo creati ad immagine e somiglianza di Dio, siamo chiamati ad essere autentici e partecipi della sua stessa creatività.

Se l’ambiente contribuisce a determinare e formare chi siamo, come ad esempio evidenziato dagli psicologi Kurt Lewin e Urie Bronfenbrenner, per diventare creativi è necessario pertanto un ambiente stimolante in cui possiamo esprimere noi stessi, in cui non dobbiamo necessariamente risultare utili, ma semplicemente essere liberi di contribuire, con le nostre qualità, alla creazione di qualcosa di bello: "figlio io ho creato tutto, tu rendi bello questo mio progetto” [1]. Proprio quel καλὸς καὶ ἀγαθός, bello e buono, di cui parlavano i greci riferendosi all’uomo perfetto, virtuoso e nobile d'animo e di corpo.

Se da un lato siamo quindi chiamati alla creatività e alla libera espressione della nostra essenza, dall’altro siamo influenzati dai condizionamenti che ci limitano sin dai primi anni della nostra vita. Secondo Berdjaev le strutture sociali, le accademie e le tradizioni consolidano abitudini e regole rigide (i "canoni") che rischiano di bloccare l'energia creativa forzando l'individuo a conformarsi alla realtà decaduta. In particolare, l'ambiente moderno, dominato dalla tecnologia, dalla massificazione e dall’impersonalità, accelera il tempo e svuota l'interiorità, alienando l'uomo dalla sua dimensione spirituale e standardizzando il pensiero. Basti pensare all’intelligenza artificiale, cosa ne sarà del nostro potere intuitivo e libertà di pensiero, se abituati a domandare tutto ad una macchina?

Pavel Aleksandrovič Florenskij, grande fisico matematico e teologo ortodosso, la figura che attraverso i suoi scritti ha suscitato in me il desiderio di fare ricerca unendo scienza e fede, sosteneva che lo scientismo (quello che purtroppo molto spesso prevale in accademia), esclude la ricerca del senso delle cose, riducendo l’essere umano a mera meccanica, mentre l’uomo porta dentro di sé l'esigenza di aprirsi all'infinito. Compito precipuo della scienza dovrebbe essere invece la capacità di svelare simboli e leggi, cercando il loro significato profondo e rendendosi disponibile a entrare in dialogo con la rivelazione ebraico-cristiana.

E così la visione di Florenskij, nella quale mi riconosco pienamente, mi ha dato la speranza di continuare a fare ricerca con l’obiettivo di rispondere a domande profonde, con la lucida consapevolezza che la scienza e la teologia non si oppongono, ma esplorano la stessa radice della realtà.

Il razionalismo moderno, spesso mortifero unito al consumismo del sapere usa e getta, ha accelerato lo scollamento tra materia e spirito, dissacrando la natura e aprendo la strada al sorgere della scienza in funzione della tecnica e al mito del meccanicismo. Separando drasticamente la salvezza spirituale (Sola Scriptura, Sola Fide, Sola Gratia, pilastri fondamentali della Riforma protestante del XVI, secolo che ha avuto una influenza decisiva in questo percorso) dalle azioni nel mondo sensibile, il luteranesimo ha contribuito a privare il mondo fisico di quella sacralità immanente o magica che lo caratterizzava nel Medioevo e nel Rinascimento. La materia, così "svuotata" dallo spirito, è gradualmente diventata un puro oggetto di indagine quantitativa e matematica.

Cosa ne resta quindi della ricerca? Un modo asettico per produrre articoli settoriali mortificando la bellezza dello stupore, dell’intuito e della creatività, facendo sì che venga meno la capacità di trovare connessioni tra le discipline e di comprendere il tutto come un olos, ovvero un intero. Invece di lasciare che la creatività trovi spazio attraverso la sinergia con lo Spirito creatore, gli scienziati sono passati dallo studiare la materia per trovarvi "lo spirito delle cose" a mappare matematicamente le interazioni meccaniche dell’Universo.

Ma sempre più sento la necessità di trovare le connessioni tra la materia e lo spirito. Aristotele diceva a tal proposito che l’uomo riceve una nobile funzione cosmica perché capace di unire in se stesso la materia e lo spirito.

Per anni ho pertanto fortemente sentito il desiderio di fare ricerca in modo interdisciplinare, perché il modo settoriale di far ricerca nel mondo accademico presentava per me alcune mancanze, in particolare la visione integrale del mondo e dell’Universo, mentre ho scoperto che la vera forza per una ricerca autentica, che spinge alla vera conoscenza della realtà e evita le domande superficiali, sia guardare oltre e trovare connessioni tra tutte le discipline in modo integrale, unito e olistico. Questo perché una realtà complessa necessita di una visione integrale per essere compresa. Proprio perché la complessità spesso non nasce da scenari eclatanti, bensì da innumerevoli interazioni di piccola e/o di media scala che silenziosamente danno vita a qualcosa di ben più grande di loro stesse.

Andavo cercando un ambiente di ricerca sano, un luogo che mi spronasse ad uscire dalla mia comfort zone, permettendomi di lavorare in un ambiente sereno che contribuisse a pensare in grande e a osare di sognare in grande affacciandomi a percorsi nuovi. Un luogo dove le idee potessero prendere realmente forma e non restare soltanto idee astratte.

Un luogo dove la vera forza fossero le persone capaci di lavorare insieme, guidate da un obiettivo comune, che cercano di rispondere insieme alle grandi domande ispirate dalla curiosità, e accomunate dal piacere di scoprire e addentrarsi nelle vie del nuovo. Un luogo di persone diverse, con background diversi, ma tuttavia capaci di lavorare insieme per dare risposta al bisogno condiviso di vedere la realtà come un tutto interconnesso, in cui ogni parte possa essere armonicamente integrata con le altre, in una più grande e completa visione dell’insieme. Persone capaci di fidarsi gli uni degli altri, che hanno compreso che solo quando si stabilisce fiducia ci si può abbandonare all’avventura.

Un luogo dove potessi sentirmi libera di provare e avere il tempo di soffermarmi a gustare lo stupore per le nuove scoperte, anche le più piccole, e di meravigliarmi e lasciarmi meravigliare da qualcosa più grande di me.

Dopo tanti anni alla ricerca di un luogo simile, quasi proprio quando stavo per perdere la speranza e abbandonare la ricerca, la SISRI e il DISF sono entrati a far parte della mia vita. Una risposta al mio desiderio di trovare un luogo in cui potessi esprimere me stessa e vivere sulla mia pelle un modo di fare ricerca capace di dare spazio alla scienza e alla fede, mettendo insieme la fisica con la teologia.

Se qualcuno mi chiedesse di descrivere la SISRI in due parole, per quello che ho potuto vivere al Summer Camp, al quale ho partecipato per la prima volta quest’estate, direi accoglienza e creatività.

In questi giorni ho potuto respirare cosa voglia dire lavorare in un ambiente che promuove la creatività e le interazioni con colleghi di altre discipline. Proprio quello che mi era mancato fino ad ora. Un luogo dove le interazioni vengono promosse e così anche la ricerca interdisciplinare. La SISRI è un luogo di incontri tra menti brillanti, curiose, che hanno sete di sapere e desiderio di mettersi in gioco. Una rete di scienziati accomunati dalla fede e dal desiderio della ricerca interdisciplinare. Un luogo dove si fa ricerca per il gusto e il piacere di ricercare e non per il solo fine di pubblicare articoli per accrescere il curriculum personale.

Il Centro DISF, promotore della Scuola SISRI, si occupa anche di organizzare dei percorsi per i ragazzi nei licei e questo è stato anche uno dei temi affrontati durante il camp. Trovo che accompagnare i giovani nell'affrontare il loro futuro sia fondamentale per aiutarli, al termine del percorso scolastico, a scegliere il percorso universitario o lavorativo più consono alle loro capacità e aspirazioni. Ho anche avuto modo di apprezzare la possibilità di partecipare insieme alla Eucaristia domenicale e penso sia importante che la scuola mantenga accesa la dimensione della fede cristiana.

Questi giorni di Summer Camp mi hanno permesso di prendere consapevolezza del mio valore. Mi è stato concesso uno spazio adatto per mettere in gioco la mia creatività, le mie idee e il mio essere, proprio ciò che mi era mancato in tutti questi anni di dottorato e sono stati la conferma che essere se stessi premia sempre perché solo in questo modo si aprono le strade, proprio quelle che ti permettono di essere la versione più autentica di te.

Ho così concluso i giorni trascorsi a questo Summer Camp con la consapevolezza che è possibile, e che c’è un luogo in cui, proprio come ha fatto Ildegarda di Bingen, dare spazio alla mia curiosità, al mio desiderio di essere un po’ scienziata e un po’ teologa, ricercando con la dedizione che richiede un lavoro ben fatto, e custodendo quel giardino creato da Dio in cui ci è data la possibilità di esprimere noi stessi con la nostra creatività. Sono contenta di aver trovato proprio quello che andavo cercando e conservo la memoria di quei giorni trascorsi sotto al Gran Sasso come l’inizio di un cammino nuovo, un cammino in cui la fede e la scienza possono tenersi per mano.

[1] Giovanni Crisostomo, Gloria a Dio in tutto, Edizioni Qiqajon, Biella 2026, p. 55.