Religion vs. Science. What Religious People Really Think

Indice: 1. Oltre gli stereotipi e i miti. - 2. I credenti non amano la scienza. - 3. I credenti non amano gli scienziati.- 4. I credenti non sono scienziati. - 5. I credenti sono tutti Creazionisti (Young-Earth Creationism). - 6. I credenti negano i cambiamenti climatici. - 7. I credenti sono contrari alla tecnologia scientifica. - 8. Oltre i miti, verso la realtà. - Appendici.

 

Elaine Ecklund, sociologa, insegna presso la Rice University, dirige il progetto “The Religion and Public Life Program” e ha scritto nel 2010 il libro Science vs. Religion. What Scientists Really Think. Christopher Scheitle, anch’egli sociologo, è ricercatore presso la West Virginia University e si occupa delle dinamiche sociali della religione. In quest’opera gli autori intendono sintetizzare le conoscenze specialistiche, sparse nella sociologia della religione e nella sociologia della scienza in un'unica presentazione completa, accessibile e integrata. Il libro è il frutto di uno studio sociologico durato cinque anni e volto ad indagare cosa le persone religiose pensino della scienza, nel contesto statunitense. La valenza del libro risiede, in particolare, nella specificità e singolarità di tale studio nel panorama delle ricerche di carattere sociologico, nonché sull’ampiezza dei dati raccolti e sul rigore della metodologia di ricerca adottata. Il contesto europeo e continentale è in buona parte diverso, su questo specifico tema, da quello presente negli USA, oggetto della ricerca degli autori, e in UK. In questi ambiti geografico-culturali, i rapporti fra scienza e teologia fanno da tempo parte dei curriculum accademici e i temi relativi alle convinzioni religiose sono ammessi nel dibattitto pubblico, nei forum e nelle scuole. Eppure, i risultati della Ecklund e di Scheitle fanno pensare, perché potenzialmente applicabili al sostrato sociale nel quale si muove la cultura europea. Molte delle loro conclusioni, infatti, risultano particolarmente adatte per sfatare luoghi comuni frequenti anche in Europa continentale e piuttosto radicati nell’opinione pubblica a noi vicina.

Lo studio empirico RUS (Religious Understandings of Science) è stato realizzato, tra il 2010 e il 2015, grazie al lavoro di un ampio team di ricercatori. Il lavoro di ricerca ha previsto l’utilizzo di diverse metodologie: studi a campione sulla popolazione americana (10.000 persone circa tra credenti e non); centinaia di ore di osservazione condotte di persona all’interno di diversi contesti religiosi e confessionali; 320 interviste condotte in presenza da sociologi ed esperti ad appartenenti ad oltre 23 organizzazioni religiose. Le estese appendici (A-B-C) del libro riportano nel dettaglio le metodologie utilizzate nello studio sociologico, le linee guida utilizzate per le interviste e la versione inglese di un questionario semi-strutturato utilizzato nell’indagine.

Il libro ripercorre il racconto “reale” del rapporto tra scienza e religione nella cultura statunitense e come esso si declini nella vita pratica e nelle vite quotidiane delle persone. Si intendono quindi mostrare e superare gli stereotipi e le convinzioni culturalmente radicate imposteci in particolar modo dai media. Per fare ciò, Ecklund e Scheitle identificano sapientemente l'ampia gamma di “miti” che il pubblico ha in merito alla religione e alla scienza, suddividono la popolazione religiosa per specifiche tradizioni e affrontano temi anche controversi come il creazionismo, l'evoluzione, il cambiamento climatico e le tecnologie genetiche riproduttive. Ogni capitolo contiene diversi “estratti” dalle interviste condotte ed è corredato da tabelle che riassumono alcune percentuali e alcuni dati raccolti durante la ricerca.

Nel primo capitolo gli autori scrivono: «Il nostro messaggio ai sociologi è questo: In Religion vs Science sosteniamo che il modo in cui i credenti americani approcciano la scienza è delineato da due fondamentali domande. Primo, cosa significa la scienza per l’esistenza e l’attività di Dio? Secondo, cosa intende la scienza per sacralità dell’umanità? […] Il nostro messaggio alle persone di fede è questo: i miti sono un problema per le comunità di fede. La scienza è incredibilmente influente nel nostro mondo, e se i leader religiosi vogliono vedere le loro comunità non solo sopravvivere ma prosperare, devono imparare ad incorporare la scienza e gli scienziati nelle loro comunità di fede» (pp. 2-3).

Ecklund e Scheitle rilevano, come dato di partenza, un profondo interesse degli Americani per la scienza (i dati parlano di un 85% della popolazione interessata alle nuove scoperte scientifiche). Nel secondo capitolo si soffermano su uno dei fraintendimenti più diffusi che vede le persone credenti come poco interessate alla scienza: dalla ricerca condotta si rileva come persone di fede presentino in media un livello di interesse per la scienza simile a quello dei non credenti, in particolare quando ritengono che la scienza possa fornire benefici tangibili per la vita umana. Si legge inoltre che la maggior parte delle persone intervistate vedono la scienza come un supporto per la loro fede.

Nel terzo capitolo l’attenzione è posta su ciò che le persone di fede pensano di coloro che si occupano di scienza. Se si rileva come falso il fatto che i credenti non amino la scienza, è invece vero che alcuni di loro non apprezzano gli scienziati. Questa tensione è generata dall’idea che la maggior parte dei credenti ha (in particolare fra gli Evangelici), che gli scienziati siano ostili alla fede. Emblematico quello che emerge da una domanda posta dagli studiosi e riportata a titolo esemplificativo nel capitolo: «Abbiamo chiesto agli intervistati nella nostra indagine se avessero mai sentito parlare di due scienziati, Richard Dawkins e Francis Collins. Entrambi sono altamente qualificati. Dawkins, noto biologo evoluzionista [...] è un ateo dichiarato e autore di un libro best-seller del New York Times, The God Delusion. Collins è attualmente il direttore degli Istituti Nazionali di Salute, ex direttore del Progetto Genoma Umano, e fervente cristiano. [...] Si riscontra che gli Americani hanno una probabilità cinque volte maggiore di aver sentito parlare di Dawkins che di Collins (21% - 4%)». (pp. 42-43)

Il quarto capitolo riporta i risultati della ricerca condotta sui credenti che svolgono una professione scientifica. Gli scienziati accademici, in particolare quelli che ricoprono posizioni apicali, sono generalmente meno credenti rispetto alla popolazione americana. L’idea che non vi siano scienziati credenti è tuttavia senz’altro falsa. Nel quinto capitolo si affronta il topic dell’evoluzione e dell’origine della terra. La ricerca, in particolare tra le congregazioni evangeliche, dimostra che il 28% degli evangelici ritiene vera la teoria creazionista che la Terra sia nata 5 mila anni fa. Alcuni cristiani accettano le teorie dell’evoluzione ma vogliono lasciare spazio all’intervento divino e all’unicità dell’essere umano. Fra Ebrei e Musulmani alcuni accolgono la teoria dell’evoluzione, alcuni vedono l’evoluzione come un progetto divino, altri distinguono tra micro e macro evoluzione.

Nel sesto capitolo gli autori affrontano il tema dell’ambientalismo e mettono il luce come non ci siano dati evidenti a supporto dell’idea che individui di fede non siano sensibili alle tematiche ambientali. La maggior parte dei credenti si dice in particolare interessata alla cura per l’umanità. A conclusione del capitolo gli autori mettono in luce l’importanza che scienziati e leader religiosi diffondano l’idea che prendersi cura dell’ambiente significa prendersi cura delle persone che lo abitano.

Il settimo capitolo analizza come i credenti vedano i progressi tecnologici. L’indagine condotta in particolare sulle tecnologie di riproduzione genetica, sulla fertilizzazione in vitro e sulla ricerca sulle cellule staminali embrionali mostra un doppio risultato. Da un lato la maggior parte degli intervistati rivela di non sapere con esattezza cosa comportino e come funzionino tali tecnologie. Dall’altro molti credenti si oppongono al loro utilizzo in quanto le considerano come non rispettose del ruolo di Dio come Creatore e della sacralità della vita umana. Gli autori mettono in evidenza come la rapidità del l’avanzamento tecnologico spesso comporti una difficoltà nelle relative e necessarie riflessioni morali che ne conseguono.

Nell’ultimo capitolo gli autori propongono delle practical lessons e dei modelli di dialogo alla luce delle analisi condotte, che possono aiutare un confronto tra scienziati e comunità di credenti che vada oltre gli stereotipi e le reciproche convinzioni, in direzione di una forma di produttiva collaborazione. «Suggeriamo che i leader religiosi invitino gli scienziati nelle loro congregazioni a tenere conferenze, dare lezioni e condurre discussioni. Suggeriamo che gli scienziati comincino spiegando come la scienza sia applicabile alle preoccupazioni delle persone di fede, e come le conoscenze e i progressi scientifici e tecnologici possano aiutarci a prenderci meglio cura della creazione e gli uni degli altri» (p. 9).

Questo testo, come altri lavori della Ecklund, [e.g. Religion and spirituality among scientists (2008); Science vs. Religion: What Scientists Really Think (2010); Failing Families, Failing Science: Work-Family Conflict in Academic Science (2016)], autrice affermata nel campo della sociologia della religione e della scienza, serve a fare chiarezza. È solo partendo dai fatti, non dai miti o dalle false opinioni, che si può cercare di comprendere meglio quali interazioni vi siano, nei singoli e nei gruppi sociali, fra le convinzioni di ambito religioso e le conoscenze scientifiche contemporanee.

Elena Pautasso