Le scienze dimenticate. Come le discipline umanistiche hanno cambiato il mondo

   

INDICE

Prefazione alla traduzione italiana ; Introduzione. La ricerca di principi e di pattern

  1. ANTICHITÀ. L’ALBA DELLE SCIENZE UMANISTICHE – Linguistica: la nascita della grammatica; Storiografia: il problema delle fonti e la forma del passato; Filologia: il problema della ricostruzione dei testi; Musicologia: le leggi dell’armonia e della melodia; Teoria dell’arte: la riproduzione visiva del mondo; Logica: le regole del ragionare; Retorica: l’oratoria come disciplina; Poetica: lo studio della letteratura e del teatro; Conclusione: i pattern comuni nelle scienze umanistiche del mondo antico.
  2. MEDIOEVO. L’UNIVERSALE E IL PARTICOLARE – Linguistica: dalle regole agli esempi; storiografia: la storia universale e la teoria formale della trasmissione; Filologia: copisti, enciclopedisti e traduttori; Musicologia: la formalizzazione della pratica musicale; Teoria dell’arte: seguire le regole e infrangerle; Logica: le leggi del sillogismo valido; Retorica e poetica: un assortimento variegato di regole; Conclusione: le innovazioni nelle scienze umanistiche medievali
  3. PRIMA ETÀ MODERNA. L’UNITÀ DELLE SICENZE UMANISTICHE – Filologia: regina del sapere nella prima età moderna; Storiografia: la diffusione della filologia e la secolarizzazione della concezione del mondo; Linguistica e logica: sotto il giogo dell’Umanesimo; Musicologia: l’anello mancante tra Umanesimo e scienze naturali; Teoria dell’arte: un punto di svolta nella rappresentazione del mondo visibile; Retorica: scienza del tutto (o del nulla)?; Poetica: il classicismo in extremis; Conclusione: vi fu un progresso nelle scienze umanistiche della prima età moderna?
  4. ETÀ MODERNA. LE SCIENZE UMANISTICHE RINNOVATE – Storiografia: la storicizzazione del mondo; Filologia: una disciplina compiuta?; Linguistica e logica: le leggi del linguaggio e del significato; Musicologia: storica versus sistematica; Storia dell’arte e archeologia: verso una filologia visiva; Studi letterari e sul teatro: la curiosa scomparsa della retorica e della poetica; Lo studio di tutta la cultura e di tutti i media: dagli studi sul cinema a quelli sui nuovi media; Conclusione. Scienze umanistiche moderne: frattura tra passato e presente?
  5. CONCLUSIONI – Le conoscenze e le scoperte delle scienze umanistiche che hanno cambiato il mondo

Appendici. A. Una nota sul metodo. B. Principali dinastie cinesi – Note – Indice analitico

 

La storia globale delle scienze umanistiche è per la prima volta raccolta e raccontata da Rens Bod nel suo bel volume ricco di spiegazioni e spunti interessanti, che già nel titolo “Le scienze dimenticate. Come le discipline umanistiche hanno cambiato il mondo” stimola la curiosità di chi si appresta alla sua lettura.

Dal XIX secolo vengono definite generalmente “scienze umanistiche” quelle discipline che hanno come oggetto proprio di indagine le espressioni della mente umana, come la lingua, la musica, la letteratura, l’arte, il teatro e la poesia. Da qui la divisione tra sfera umanistica delle scienze, che comprende filologia, linguistica, musicologia, storia dell’arte, studi letterari e sul teatro, e sfera delle scienze naturali, fisica, astronomia, chimica e biologia. Questa definizione però presenta numerose lacune. La comprensione dei segreti del mondo della natura e di quelli dell’uomo è data in entrambi i casi dall’attività intellettiva dell’uomo. Molti scienziati, tra cui i protagonisti della Rivoluzione scientifica si dedicavano sia allo studio della filologia che a quello del mondo naturale. Prendendo in considerazione un approccio pragmatico si considerano scienze umanistiche quelle discipline studiate nelle facoltà umanistiche e quindi accolgono gli studi di linguistica, musicologia, filologia, gli studi letterari e sul teatro, gli studi storici comprese storia dell’arte e archeologia e infine settori più recenti come gli studi sul cinema e sui media. Le scienze umanistiche non sono scienze da mettere in secondo piano, bensì aiutano a salvaguardare la memoria del passato attraverso raccolte e collezioni, svolgono una funzione didattica per le nuove generazioni, sviluppano lo spirito critico attraverso l’interpretazione e la divulgazione, si pongono interrogativi e formulano ipotesi riguardo l’operato dell’essere umano.

In questo saggio Bod vuole mostrare in che modo gli studiosi dall’antichità a oggi abbiano esaminato il materiale umanistico e quali conoscenze ne abbiano ricavato. Nel corso dei due secoli passati le scienze umanistiche hanno subito una crescente frammentazione mentre per le scienze naturali si mette solitamente la fisica al centro intorno alla quale le altre discipline vengono studiate e correlate. Non esiste una disciplina umanistica centrale che possa essere modello di riferimento per le altre. Le storiografie di cui disponiamo trattano quasi esclusivamente di singole discipline umanistiche, diventa quindi essenziale una storia comparata e interdisciplinare e non è possibile limitare l’indagine a un’unica area geografica. Filo conduttore del volume è la ricerca di pattern ricavabili dai principi metodologici presenti nel materiale studiato dalle scienze umanistiche.

L’autore spiega in maniera esaustiva che la predilezione per la struttura cronologica, all’interno del volume, rispetto a quella tematica è dettata dal fatto che per poter individuare i temi più ricorrenti nella storia risulta necessario mantenere un’osservazione che tenga conto dell’evoluzione delle scienze umanistiche. Le tematiche di fondo sono rivelate nel corso dell’opera ma è esplicita la ricerca costante di principi metodologici e di pattern empirici nel materiale umanistico. Si procede secondo un approccio comparativo con la suddivisione classica in periodi: antichità, medioevo, prima età moderna ed età moderna. Il lettore potrà approfondire la storia delle discipline umanistiche - linguistica, storiografia, filologia, musicologia, teoria dell’arte, logica, retorica, poetica - non soltanto all’interno dell’area europea e mediterranea ma sono presenti numerosi approfondimenti sulla Cina, l’India, l’Africa e la civiltà islamica. e Africa e focus sui principi e sui pattern inerenti. Al termine di ogni capitolo è presente una conclusione di quanto esaminato comprendente un elenco di pattern comuni e di scoperte parallele.

   

La Parte 1 è dedicata all’antichità, con la nascita della linguistica e la scoperta delle grammatica; la storiografia e il problema delle fonti, con un focus su Erodoto e Tucidide e il loro raccontare la storia considerando per ogni epoca e personaggio di rilievo un ciclo di ascesa, un apogeo e infine la fase di declino. Ci si sofferma sul principio delle fonti scritte come base per la filologia e la ricostruzione testi; in musicologia vengono esaminate le leggi dell’armonia e della melodia. Viene esplorata la più antica storia dell’arte, opera di Plinio il Vecchio in epoca romana; la nascita degli studi legati all’arte oratoria e quindi alla logica e alla dialettica; infine si sottolinea l’importanza della poesia e del teatro in epoca antica.

Nella Parte 2 l’autore si sofferma sul Medioevo a partire dai concetti di universale e di particolare nella storiografia del tempo, concentrandosi soprattutto sulla diffusione della frammentazione nei vari ambiti e dal passaggio dalla narrazione descrittiva all’istituzione di norme e regole in ogni disciplina. Si esaminano le nuove professioni legate al mondo della filologia e dello studio sui testi: copisti, enciclopedisti e traduttori si affermano in tutta l’Europa. Al termine del capitolo si affrontano anche principi e pattern riguardanti l’India e la civiltà islamica.

La Parte 3 passa in rassegna la cosiddetta Prima Età Moderna, il periodo storico compreso tra la fine del XIV secolo e la fine del XVIII, suddiviso in Rinascimento e Illuminismo. La novità che caratterizza principalmente l’inizio di questo periodo è la profonda unità delle scienze umanistiche e la crescente attività intellettuale di formalizzazioni logiche, matematiche e procedurali. Col passare degli anni la filologia si afferma come disciplina influente, vengono create grammatiche umanistiche per la lingua volgare, viene strutturata la fonetica. In ambito di teoria dell’arte assume un ruolo di primo piano la prospettiva lineare e la definizione delle leggi di architettura. Sono questi gli anni in cui la concezione del mondo viene secolarizzata: fu la somma totale di tutte le attività accademiche della prima età moderna – dalla filologia alla teoria dell’arte e dall’anatomia alla filosofia della natura – a causare una rivoluzione nella visione del mondo. Nell’ambito delle scienze umanistiche, fu prima di tutto la filologia a innescare l’interazione tra teoria ed empirismo e a influenzare tutte le attività accademiche – dallo studio della musica a quello della natura.

Nella Parte 4, infine, si esamina l’Età moderna a la profonda renovatio delle scienze umanistiche. Nel corso del XIX secolo l’ambito di studi rimase lo stesso ma mutò il metodo d’indagine. La disciplina della storiografia viene istituzionalizzata, puntualizzandone la sua presunta oggettività e la storia usata in larga parte per fini nazionalistici. Vi è un crescente impulso nello sviluppo della storia economica con Marx; la filologia diventa quasi esclusivamente critica dei testi con Karl Lachmann; in ambito linguistico assistiamo allo sviluppo dello strutturalismo con Saussure e alla nascita della linguistica comparativa, generativa e computazionale. La storia dell’arte vira i suoi studi verso una filologia visiva e i critici letterari iniziano ad analizzare il linguaggio dei nuovi media quali radio e televisione. , poetica, letteratura e nuovi media.

Il volume termina con una preziosa sezione dedicata alle Conclusioni - Le conoscenze e le scoperte umanistiche che hanno cambiato il mondo che si possono trarre dallo studio delle parti precedentemente affrontate e lanciano riflessioni rivolte al lettore e all’intera comunità di studiosi. Ciò che viene fuori dalla lettura del testo è il desiderio dell’autore di mettere in luce una linea conduttrice di tutte le scienze umanistiche nel corso della storia che indichi dei principi e dei pattern empirici che sono perdurati dall’antichità fino ad oggi. Nell’epoca odierna, è ampiamente condivisa la consapevolezza che sia le scienze umanistiche sia le scienze naturali abbiano contribuito alla nuova visione del mondo, e che le scienze umanistiche non soltanto abbiano preceduto le scienze naturali ma le abbiano anche in larga parte plasmate. In fin dei conti è ormai agli occhi di tutti che in tutte le discipline si possono rintracciare scoperte che cambiano il mondo.

   

Giulia Andronico