I diversi aspetti della vita di Xavier Le Pichon, uno dei maggiori geologi e geofisici del XX secolo, mettono in luce una personalità sorprendente, dove ricerca scientifica, impegno sociale, meditazione personale e fede cristiana, convergono in un’unica esperienza di vita. Stiamo parlando dell’autore di uno dei più importanti manuali di geofisica del XX secolo (Plate Tectonics, 1973) che segna la definitiva affermazione del modello della tettonica a placche; ma anche dello scrittore di una delle più belle meditazioni sul significato della cura e della tenerezza umana nel cammino evolutivo verso la comparsa di Homo sapiens (Alle radici dell’uomo. Dalla morte all’amore, 2002); e infine del protagonista di un’esperienza di vita comune con persone con disabilità e bisognosi (Comunità dell’Arca, a partire dal 1976), che influirà non poco sullo stile e i contenuti del suo lavoro scientifico.
La giovinezza e la formazione scientifica
Xavier-Marie Le Pichon era nato a Quy Nhon, in Vietnam, il 18 giugno 1937, nel protettorato francese dell'Annam, durante il periodo coloniale di quel territorio. In Vietnam, dove Xavier-Marie trascorse la sua infanzia, suo padre gestiva una piantagione di gomma, coadiuvato dalla madre, che si occupava anche dell'educazione dei figli, in un contesto segnato dalla seconda guerra mondiale e da numerose privazioni. Fu trattenuto con la sua famiglia in un campo giapponese sulla costa del Pacifico, uno scenario naturale che suscitò la sua passione per le profondità marine.
Dopo il ritorno della famiglia in Francia nel 1945, frequentò l’Institut Saint-Paul a Cherbourg e poi il liceo Sainte-Geneviève a Versailles. Conseguì la laurea in fisica presso l’Università di Caen e, nel 1960, il diploma di ingegnere presso l’Institut de Physique du Globe di Strasburgo. Allo scopo di proseguire i suoi studi universitari, Le Pichon si recò negli Stati Uniti, presso l'Osservatorio Geofisico Lamont della Columbia University a New York, centro nevralgico della nascente oceanografia e geologia marina. Qui, nel 1963, divenne assistente universitario, mentre continuava a svolgere formalmente la sua ricerca di dottorato in Francia, sotto la direzione di Jean-Pierre Rothé, presso l’Istituto di fisica terrestre di Strasburgo. Tornò all’Istituto nel 1966 solo per discutere la sua tesi, che verteva sullo studio della dorsale medio-atlantica, una lunga catena montuosa sommersa situata al centro dell'Oceano Atlantico, sulla linea che separa la placca americana da quelle eurasiatica e africana. Alla fine degli anni ’60, il gruppo di ricerca di Maurice Ewing all'Osservatorio geofisico Lamont-Doherty, di cui Le Pichon faceva ormai parte, godeva di una grande vivacità: proprio in quegli anni, infatti, l'osservazione sistematica del fondale oceanico aveva portato alla scoperta delle dorsali medio-oceaniche e delle fosse oceaniche, consentendo l’elaborazione della teoria della deriva dei continenti.
Sulla linea dei lavori di ricercatori come Harry Hess, Fred Vine, Drummond Matthews, Tuzo Wilson, Dan McKenzie e Jason Morgan, Xavier Le Pichon propose il primo modello quantitativo globale in grado di descrivere gli spostamenti relativi delle principali placche tettoniche, ricostruendo l'evoluzione dell'Atlantico a partire dal Cretaceo. Il lavoro verrà pubblicato nel 1968, in un articolo pioneristico intitolato Sea floorspreading and continental drift, apparso sul Journal of Geophysical Research. Successivamente, nel 1973, Le Pichon pubblicò con Jean Bonnin e Jean Francheteau un libro intitolato Plate Tectonics, nel 1973, che resta una pietra miliare per definire il quadro geodinamico contemporaneo.
Il geofisico della tettonica a placche
Oggi sappiamo che la tettonica a placche, detta anche tettonica a zolle, è il modello di dinamica della Terra secondo il quale la litosfera è divisa in circa venti porzioni rigide, dette appunto zolle (o placche). Questa teoria è in grado di spiegare, in maniera integrata con altre conclusioni interdisciplinari, fenomeni che interessano la crosta terrestre quali: attività sismica, orogenesi, la disposizione areale dei vulcani, le variazioni di chimismo delle rocce magmatiche, la formazione di strutture come le fosse oceaniche e gli archi vulcanici, la distribuzione geografica delle faune e flore fossili durante le ere geologiche, nonché i motivi per cui le attività vulcaniche e sismiche sono concentrate in determinate zone del pianeta piuttosto che in altre. La teoria, confermata dalle ricerche di Le Pichon, insegna che il mantello terrestre era originariamente coperto da magma il quale incominciò gradualmente a solidificarsi, dando origine a due “super-continenti”. Con il progressivo raffreddamento e solidificazione del magma, questi si sarebbero poi espansi ciascuno in direzione dell'Equatore, fino a scontrarsi e quindi a unirsi, formando un super-continente fratturatosi poi a sua volta in altri continenti.
A metà degli anni 1970, Le Pichon rientra in Francia e diviene direttore del dipartimento di geologia marina presso il Centro oceanografico della Bretagna, a Brest. Continua a studiare gli spostamenti e le deformazioni della litosfera, con importanti progressi nella comprensione dei meccanismi di rifting, subduzione e collisione. Egli svolge così un ruolo fondamentale nella riorganizzazione dell'oceanografia francese che, grazie al suo contributo, diviene una delle migliori al mondo. Insegna all'Università Pierre et Marie Curie (1978) e all'École Normale Supérieure dove, nel 1984, diverrà direttore del Dipartimento di Geofisica. organizzando numerose campagne di ricerca in mare per approfondire l'esplorazione dei fondali oceanici. In questo periodo egli raggiunge risultati assai significativi. Fra le sue campagne di ricerca – varie delle quali diedero poi origine a libri di divulgazione della scienza geofisica dei fondali marini – vanno menzionate la campagna FAMOUS, un programma franco-americano che realizzava la prima esplorazione subacquea completa della dorsale medio-atlantica utilizzando i sommergibili CYANA e ALVIN; la campagna HEAT per esplorare le fosse elleniche del mar Ionio orientale originatesi per subduzione (un meccanismo di tettonica in cui una placca litosferica più densa sprofonda sotto un'altra più leggera); e le campagne franco-giapponesi KAIKO e KAIKO-TOKAI finalizzate ad esplorare le fosse intorno al Giappone mediante l’impiego del sottomarino Nautilus, capace di raggiungere profondità superiori a 6.000 m sotto il livello del mare. La spedizione FAMOUS sarà da lui descritta nel volume Dove la terra si spacca. La spedizione Famous a 3.000 sotto l’Atlantico (1976), firmato insieme a Claude Riffaud, mentre la spedizione in Giappone verrà raccolta nel suo libro Kaiko. Viaggio in fondo all’oceano (1986). Negli anni successivi, a motivo della sua crescente fama, Le Pichon verrà chiamato come Visiting Professor ad Oxford (1994) e a Tokio (1995).
Nel 2003, Le Pichon e i suoi colleghi si trasferiscono nel campus del Technopôle de l'Arboisad Aix-en-Provence, dove in collaborazione con il gruppo di Εdouard Bard, concentrano la loro ricerca sul Mar di Marmara, sulla faglia dell'Anatolia settentrionale e poi sulla tettonica della Provenza, in relazione alla valutazione del rischio sismico intorno al sito di Cadarache, dove sarebbe stato collocato il generatore tokamak ITER.
A motivo delle sue competenze internazionali, dal 1986 al 2008 Le Pichon occupa anche la cattedra di geodinamica presso il Collège de France, la prestigiosa istituzione fondata nel 1530 che, oltre ad essere un polo di insegnamento e di ricerca di eccellenza, rappresenta un punto di riferimento per la divulgazione scientifica, offrendo corsi gratuiti e aperti a tutti. Xavier Le Pichon muore a Sisteron, comune dell’Alta Provenza, il 22 marzo del 2025 all’età di 87 anni, dopo una lunga attività di ricerca, avendo formato, attraverso la sua attività didattica, varie generazioni di geofisici. Le sue esequie verranno celebrate nella Cattedrale di Notre-Dame-des-Pommiers di Sisteron, alla presenza di una numerosa folla di conoscenti e amici.
Furono molteplici i riconoscimenti ottenuti da Le Pichon lungo la sua carriera scientifica: la Medaglia Maurice Ewing conferita dalla American Geophysical Union (1984); la nomina a membro della Accademia Francese delle Scienze e cavaliere della Legione d’onore (1985); il “Premio Giappone” (1990); la Medaglia Wollastone (1991), assegnatagli dalla Geological Society di Londra; i due dottorati Honoris Causa conferitigli dall’Università di Halifax in Canada (1989) e dal Politecnico di Zurigo (1991); la membership della US National Academy of Science (1995). Nel 2002, Xavier Le Pichon riceverà in Italia il Premio Balzan per la geologia a Roma, alla presenza del Presidente della Repubblica, come riconoscimento per il suo ruolo pionieristico nello sviluppo della teoria della tettonica a placche e nello studio sperimentale dei confini tra le placche tramite esplorazioni sottomarine.
Uno scienziato dalla profonda vita spirituale
Proprio nel discorso di ringraziamento pronunciato nel ricevere il Premio Balzan nel 2002, Xavier Le Pichon affermava: «La mia avventura nei misteri oceanici fu soprattutto un’avventura umana. La ricerca scientifica, ai giorni nostri, è collettiva, soprattutto quella che si pratica in mare. Durante una campagna di ricerca, noi formiamo una squadra che non avrà successo se non sarà fraterna. Personalmente ho un debito enorme, non solo nei confronti dei ricercatori con cui ho lavorato, ma anche dei numerosissimi marinai e tecnici, americani, francesi e giapponesi, senza i quali non avrei potuto far nulla». In questo discorso Le Pichon offriva anche qualche spunto che ci consente di illuminare adesso la sua esperienza spirituale e la sua visione religiosa: «Poiché parlo degli uomini e delle donne che hanno segnato la mia vita, non posso tacere l’amicizia dei miei fratelli e sorelle handicappati dell’“Arca” [la comunità L’Arche, fondata da Jean Vanier, ndr], che mi ricordano continuamente che i valori umani vengono prima di tutto il resto. Devo a loro, e alla mia famiglia che mi ha sempre sostenuto durante questa avventura, l’aver mantenuto intatta la sete di scoperta, sete che ho ricevuto, come un dono, nella mia infanzia. Desidero ringraziarli affettuosamente, soprattutto mia moglie, Brigitte, che ha vissuto giorno dopo giorno gli alti e bassi di questi quarantatré anni di ricerche».
I “valori umani” ai quali il geofisico fa riferimento sono l’attenzione ai più fragili e la cura dei malati che Le Pichon, di battesimo cattolico, riscopre in età adulta attraverso una singolare esperienza di cui è protagonista a Calcutta nel 1973, presso la “Casa dei poveri morenti”, dove Madre Teresa e le sue figlie della carità raccoglievano i moribondi e li assistevano fino alla fine. Gli viene chiesto di dar da mangiare a un ragazzino moribondo, sdraiato su un pagliericcio. «Mentre stavo sulla cresta dell’onda della nostra civiltà scientifica e tecnologica – egli scrive –, non avevo neppure uno sguardo per i resti lasciati dal suo flusso. Guardavo oltre. E d’improvviso, tra i rottami della mia civiltà, questo bambino diventa per me una persona, la persona più importante della mia vita. […] Fu in quell’istante che improvvisamente scoprii che la mia vita non sarebbe stata più la stessa: non potevo tornare indietro nel mio laboratorio e continuare a vivere come prima. Il “Povero” aveva bussato alla mia porta e io gli avevo aperto».[1] Nascerà in quel momento la decisione di andare ad abitare con la sua famiglia presso una casa della comunità L’Arche, ove sono ospitati malati e soggetti invalidi.
La prospettiva spirituale seguita da Le Pichon non determina soltanto la sua vita familiare e sociale, ma influisce anche sui suoi studi, suggerendogli una ricostruzione dell’evoluzione della vita sulla terra che vede nella tenerezza verso i piccoli e nella cura dei più deboli un fattore decisivo di ominizzazione. È la tesi sostenuta nel suo libro Aux racines de l’homme (1997). L’essere umano ha cominciato ad essere tale – ed ha capito chi veramente fosse, una creatura a immagine e somiglianza di Dio – quando ha cominciato a prendersi cura dei più deboli, dei suoi fratelli bisognosi, di coloro che restavano indietro. Ciò che è umano ci qualifica e diviene nel nostro linguaggio l’aggettivo per indicare compassione, tenerezza, cura. In questo modo, la sofferenza umana svela il suo significato più profondo: essa è un’apertura verso la trascendenza, una via che ci riporta a Dio; non è solo il risultato del limite e della vulnerabilità, ma la strada che ci conduce necessariamente verso l’Amore. Per questa ragione i piccoli e i poveri sono il cuore della nostra umanità, in quanto essi ci “attirano” verso il nostro fine ultimo, che è l’Amore.
L’insegnamento di Gesù di Nazaret, osserva Le Pichon, non ha eliminato la sofferenza umana, ma ha tagliato i legami che la univano al male. «La sofferenza diventa inevitabile per accogliere Dio nella debolezza della nostra carne, nell’angoscia esistenziale dovuta al fatto che languiamo per non poter avere l’amore nella sua pienezza, e non poter corrispondere ad esso totalmente. Questa sofferenza non è legata al male né alla purificazione, è creata dalla tensione di tutto il nostro essere verso l’amore assoluto, che supera la capacità del nostro corpo su questa terra»[2]. Scrive ancora Le Pichon, ispirandosi a Léon Bloy: «La sofferenza è diventata per noi il volto stesso di Gesù, e il cuore dell’uomo si misura dalla sua capacità di accogliere la sofferenza. Tutta la nostra vita è viaggiare nella notte della fede, con la piccola luce della speranza, verso l’amore; la prova ne è un elemento costitutivo, e la prova suprema è la morte, quella nostra e dei nostri cari. Ogni prova, ogni sofferenza ci prepara all’ultimo atto di fede e di speranza: la morte, nostro ultimo atto libero nella fede, poiché in Cielo ci sarà solo l’amore».[3]
Le Pichon sostiene che attorno al grande tema della debolezza e del significato della sofferenza possono incontrarsi le grandi religioni storiche dell’umanità e tutte possono ricevere luce dal cristianesimo, dove il superamento della sofferenza e della morte non è orientato tanto alla pace con sé stessi, ma all’altruismo e al dare la vita per l’altro. È il cristianesimo che, con il messaggio della risurrezione di Gesù Cristo dai morti, reca la luce definitiva sul perché la sofferenza diviene la porta verso Dio. Nelle pagine finali del suo libro Alle radici dell’uomo, annota Le Pichon: «“L’uomo sofferente è la strada della Chiesa”, scriveva Giovanni Paolo II. La riflessione che ho sviluppato in questo libro mi induce a concludere come lui: l’uomo sofferente è la strada dell’umanità. Solo questa strada può condurla verso una società planetaria, multiculturale, una società di pace» (p. 180).
Giuseppe Tanzella-Nitti
Bibliografia
X. Le Pichon, T. Yi Jie, La Morte, Servitium, Milano 2000
X. Le Pichon, Alle radici dell’uomo. Dalla morte all’amore, Edizioni Il Messaggero, Padova 2002.
X. Le Pichon, Ecce Homo. Accogliere la sofferenza è il segno della nostra umanità. La compassione, come risposta dell’uomo alla sofferenza. Conferenze tenute all’Istituto Cottolengo di Torino, dicembre 2008, in «Magis - Quaderno di Spiritualità», Casa Mater Unitatis, Druento 2009.
C. Riffaud, X. Le Phichon, Expédition FAMOUS, à 3000 mètressous l’Atlantique, Albin Michel, Paris 1976 (tr. it. Dove la Terra si spacca. La spedizione “Famous” a 3.ooo metri sotto l’Atlantico, Edizioni Nord, *** 1979).
X. Le Pichon, Kaiko. Voyage auxextrémités de la mer, Seuil, Paris 1986 (tr. it. Kaiko. Viaggio in fondo all’oceano, Mondadori, Milano 1988)
Fonti e sitografia:
Collège de France, Xavier Le Pichon. Biography and publications,
https://www.college-de-france.fr/en/chair/xavier-le-pichon-geodynamics-statutory-chair/biography
E. Bard, Tribute to Xavier Le Pichon, Collège de France, April 7, 2026
https://www.college-de-france.fr/en/news/tribute-to-xavier-le-pichon
Premio Balzan