Consegnata a papa Francesco la lettera per la revisione del Monitum (1962) nei confronti di Pierre Teilhard de Chardin

24 novembre 2017

di Flavia Grossi
 

La proposta con cui si chiede di contemplare se sia possibile rimuovere il Monitum sulle opere di Pierre Teilhard de Chardin è stata consegnata a Papa Francesco. La lettera era stata accolta favorevolmente dai partecipanti all'Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura durante i i lavori sul tema Futuro dell'Umanità. Nuove sfide all'antropologia e, in questo contesto, è sorta la proposta su iniziativa di Piero Benvenuti, professore Ordinario di Astrofisica dell'Università di Padova. Nonostante la lettera non sia stata sottoposta a votazione, questa è stata accolta dai presenti, alcuni dei quali hanno firmato la lettera indirizzata a Papa Francesco.
La proposta, come già spiegato in precedenza, nasce nel contesto particolare di questi lavori dell'Assemblea Plenaria, lavori durante i quali lo stesso Papa Francesco ha auspicato un «maggiore dialogo anche tra la Chiesa, comunità dei credenti, e la comunità scientifica».
Anche i membri della Plenaria, in pieno accordo con il papa, stanno lavorando in favore di un dialogo sempre più crescente e fecondo tra scienziati, umanisti e teologi per fondare una nuova antropologia che possa vantare un più ampio respiro interdisciplinare. La lettera, di cui mostriamo il testo, è composta da poche righe, nelle quali si spiega a Papa Francesco che, durante i lavori della Plenaria, sia emersa la sensazione che il pensiero di Teilhard de Chardin sia stato equivocato. Pur se concordi all'unanimità che alcuni dei suoi scritti possano essere sottoposti a critiche costruttive, si è sottolineato quanto la sua visione sia stata d'ispirazione per molti teologi e scienziati. Quindi, è nata la volontà di domandare al Papa se sia possibile prendere in considerazione la possibilità di rimuovere il Monitum del 1962.
Un atto del genere, secondo i promotori, avrebbe anche il merito di riconoscere lo sforzo di Teilhard per conciliare la visione scientifica dell'universo con l'escatologia cristiana, ma soprattutto avrebbe il merito di porsi come stimolo per tanti scienziati e umanisti che lavorano in un'ottica di dialogo e cooperazione per un'antropologia cristiana.
In una nota stampa emessa nella mattina del 24 novembre dal Pontificio Consiglio della Cultura, si spiega come il Monitum alle opere del gesuita paleoantropologo sia stato superato dalle conoscenze attuali sull'origine dell'uomo e sulla Bibbia e che, per tanto, i dubbi che hanno portato al decreto oggi avrebbero perso valore. Dal Pontificio Consiglio della Cultura restano però concordi nel confermare che alcuni punti del suo pensiero risultino difettosi e quindi resta chiaro che la vicenda del Monitum va inserita in un ampio contesto di comprensione e studio dell'autore e non sia statae «un'affermazione di pura potenza su un uomo simbolo, per far capire al papa e al suo concilio che il Sant'Ufficio non era disposto a deporre le armi della serverità» come si è letto su un quotidiano nazionale. Quando si parla di punti difettosi, ci si riferisce in particolare al suo tentativo di interpretazione filosofica-teologica e all'imprecisione del suo linguaggio. Al di là di come proseguirà la vicenda, resterà comunque il segno, come già auspicato dal Papa, di una volontà sempre più forte da parte degli organismi ecclesiastici e dei propri Cardinali, Vescovi e laici di promuovere un dialogo sempre più fecondo tra scienza e fede.

 

La lettera inviata a Papa Francesco

 

Comunicato stampa del Pontificio Consiglio della Cultura

 

Per approfondire i precedenti storici del Monitum rinviamo alla lettura de La vicenda disciplinare dell’opera teilhardiana e la necessità di una sua ermeneutica, estratto da G. Tanzella-Nitti, "Teologia della credibilità in contesto scientifico", Città Nuova, Roma 2015, vol. II, 479-483.