Tu sei qui

Archivio segnalazioni e notizie

2021

Consulta il sito The Chronicle of Higher Education che offre notizie aggiornate si bandi, concorsi e posizioni aperte in istituzioni educative in tutto il mondo.

Segnaliamo:

18 Giugno 2021

Scienziati e religiosi a confronto sui cambiamenti climatici in vista della Cop26, che si svolgerà a Glasgow dal 1 al 12 novembre 2021. E' l'incontro “Faith and Science: Towards Cop26”, promosso dalle Ambasciate del Regno Unito e dell’Italia presso la Santa Sede, insieme alla stessa Santa Sede, in porgramma per il 4 ottobre 2021. L’evento vedrà la partecipazione di una quarantina di leader religiosi insieme ad un gruppo di scienziati che la mattina parteciperanno ai lavori in Vaticano, per poi spostarsi nel pomeriggio nella sede dell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede.
    
Papa Francesco ha mostrato il suo “profondo interesse per l’ambiente e la tutela della casa comune fin dall’inizio del pontificato, interesse che è diventato tangibile nella sua enciclica Laudato Sì”, ha detto mons. Paul Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati, presentando l'evento alla stampa. Evento al quale è attesa anche la partecipazione del Pontefice: “È molto interessato e coinvolto, sarei sorpreso che non partecipasse all’evento”, ha sottolineato Gallagher riferendosi all’appuntamento del 4 ottobre.
     
Una data non casuale: è il giorno di San Francesco, il cui “Cantico delle Creature” dà il nome all’enciclica “Laudato sì”, sulla cura del creato; ma è anche l’anniversario della pubblicazione dell’enciclica “Fratelli tutti”, firmata ad Assisi il 4 ottobre 2020. Testi del magistero di Francesco nei quali i cambiamenti climatici e la cura del pianete sono i punti principali. “La tutela della casa comune è un tema per il quale sta crescendo il senso di urgenza. Ogni cosa è connessa e i cambiamenti climatici non hanno confine”, ha sottolineato mons. Gallagher parlando dell’importanza del dialogo tra tutte le parti in campo. «Dobbiamo lavorare uniti, camminare insieme sulla strada verso Glasgow”.
     
Ma “Faith and Science: Towards Cop26”, ha anche l’obiettivo di approfondire, sviluppare e mettere a confronto la sensibilità per i temi ambientali che accomuna le diverse religioni e tradizioni spirituali e di offrire quindi “un impulso inedito alla Cop26 nell’anno in cui Italia e Gran Bretagna hanno anche rispettivamente la Presidenza del G20 e del G7”, ha spiegato l’ambasciatore italiano presso la Santa Sede, Pietro Sebastiani.
       
“Sarà un’occasione inoltre per promuovere un confronto sui temi ecologici correlati con quelli della giustizia sociale e per riflettere su un modello di sviluppo che non può continuare a produrre un insostenibile costo ambientale e ad accrescere le diseguaglianze sociali ed economiche, aspetti peraltro aggravati dagli effetti della pandemia Covid-19, che ha messo anche in luce le diseguaglianze sull’accesso all’assistenza sanitaria”, ha aggiunto sottolineando che “il cambiamento climatico è anche una questione morale: dobbiamo intensificare con urgenza il nostro agire per rispondere alla minaccia del cambiamento climatico, in particolare per le giovani generazioni e per i paesi e le comunità più vulnerabili”.
      
“I leader religiosi – ha concluso l’ambasciatore Sebastiani – hanno già svolto in passato un ruolo chiave nel creare le condizioni per il successo della Cop21 di Parigi nel 2015 e molti di loro hanno più volte fatto riferimento alla responsabilità condivisa delle persone di fede di prendersi cura dell’intero Creato”.

20 Maggio 2021
Conosciuta in tutto il mondo per la sua ricerca rivoluzionaria sullo studio del comportamento degli scimpanzé, iniziata in Africa nel 1960, Jane Goodall è la vincitrice del Templeton Prize 2021. Un riconoscimento per "elogiare" non solo il lavoro scientifico della scienziata, ma anche il suo sforzo incessante per aiutare l'umanità a comprendere le dimaniche e le connessioni presenti nel mondo naturale. 
     
Jane Goodall, studiosa dei primati bonobo. Courtesy of AF Archive/Alamy Stock Photo
Le sue scoperte hanno profondamente modificato il modo di percepire l'intelligenza dei primati, aumentando la comprensione del rapporto che vi è tra l'essere umano e gli altri animali. Jane Goodall cominciò a mostrare verso la metà del XX secolo che gli scimpanzé erano soggetti di emozioni, di comportamenti e di strutture sociali più complesse di quanto si potesse pensare.
        
Nei decenni trascorsi in Africa, da quando sbarcò sulle rive del Gombe Stream Chimpanzee Reserve, Goodall ha sviluppato l'importanza delle sue ricerche fino a diventare una delle persone più influenti nel campo della tutela della vita animale.
     
"Posso identificarmi da vicino con il motto che Sir John Templeton ha scelto per la sua Fondazione: Quanto poco sappiamo, quanto ansioso sono di imparare". "Sarò eternamente grata che la mia curiosità e il mio desiderio di imparare siano forti come lo erano quando ero bambino ", ha detto ancora la Goodall accettando il Premio, che le sarà consegnato nelle prossime settimane durante una cerimonia che, a causa del virus, si svolgerà in modalità virtuale. 
      
    
Il Templeton Prize, che ammonta a circa 1,1 milioni di sterline inglesi, è uno dei più grandi premi individuali annuali al mondo e onora le persone i cui risultati esemplari fanno progredire la visione filantropica di Sir John Templeton: sfruttare il potere delle scienze per esplorare le domande di senso dell'universo e dell'umanità.
    
Jane Goodall si unisce a un elenco di oltre 50 vincitori tra cui Madre Teresa (il premio inaugurale nel 1973), il Dalai Lama (2012) e l'arcivescovo Desmond Tutu (2013). Il Premio Templeton dell'anno scorso è andato al medico e genetista Francis Collins. Tra gli altri scienziati che hanno vinto il premio ci sono anche Martin Rees (2011), John Barrow (2006), George Ellis (2004), Paul Davies (1995) e Freeman Dyson (2000).
8 Maggio 2021

“Intraprendere e portare avanti i percorsi di una ricerca interdisciplinare che coinvolga diversi centri di studio per una comprensione migliore di noi stessi, mirando sempre a quell’orizzonte trascendente a cui tende il nostro essere”. Lo sottolinea Papa Francesco in un videomessaggio (clicca qui per vederlo) inviato all’apertura della V Conferenza internazionale organizzata dal Pontificio Consiglio della Cultura e dalla Fondazione Cura. Nel messaggio, il Pontefice sottolinea l’importanza dell’unione della “riflessione filosofico-teologica alla ricerca scientifica, specialmente nell’ambito medico“. Di seguito il testo completo del videomessaggio:
      

Cari amici, mi rivolgo a tutti voi che partecipate al Convegno internazionale intitolato “Mente, corpo e anima”, una tematica sulla quale nel corso dei secoli si è impegnata la ricerca per la comprensione del mistero della persona umana. Saluto e ringrazio il Cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, e gli Organizzatori dell’evento, come pure le Presidenze delle Fondazioni “Cura” e “Scienza e Fede” e i Relatori.
        
Il vostro Convegno unisce la riflessione filosofico-teologica alla ricerca scientifica, specialmente nell’ambito medico. Questo mi offre anzitutto l’occasione per esprimere la comune gratitudine a chi ha scelto come impegno personale e professionale la cura dei malati e il sostegno dei più bisognosi. In questo periodo nutriamo tutti un sentimento di riconoscenza verso chi si dedica instancabilmente a contrastare la pandemia, che non cessa di mietere vittime e che, allo stesso tempo, mette alla prova il nostro senso di solidarietà e di fratellanza. Ecco perché pensare e tenere al centro la persona umana esige anche una riflessione sui modelli di sistemi sanitari aperti a tutti i malati, senza alcuna disparità.
      
Il programma dell’evento rispecchia gli elementi fondamentali indicati nel titolo: corpo, mente, anima. Queste tre categorie non corrispondono alla visione “classica” cristiana, il cui modello più noto è quello della persona, intesa come unità inscindibile di corpo e anima, la quale, a sua volta, è dotata di intelligenza e volontà (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 1703-1705). Questa visione non è però esclusiva. San Paolo, ad esempio, parla di «tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo» (1 Ts 5,23): è questa una concezione tripartita poi assunta da molti Padri della Chiesa e anche da vari pensatori moderni. Per attenermi alla vostra divisione, mi sembra che il suo grande merito consista nell’indicare che certe dimensioni del nostro essere, oggi troppo spesso separate, in realtà costituiscono tra loro un intreccio profondo e inscindibile. 

      
Lo strato biologico della nostra esistenza, che si esprime attraverso la nostra corporeità, costituisce la dimensione più immediata, ma non per questo la più facile da comprendere. Non siamo spiriti puri; per ognuno di noi, tutto inizia con il nostro corpo, ma non solo: dal concepimento alla morte noi non semplicemente abbiamo un corpo, ma siamo un corpo – e la fede cristiana ci dice che lo saremo anche nella risurrezione –. La storia della ricerca medica ci presenta, a questo riguardo, una dimensione dell’affascinante viaggio dell’essere umano alla scoperta di sé stesso. E non pensiamo solo alla medicina accademica per così dire “occidentale”, ma alla ricchezza delle varie medicine nelle diverse civiltà del mondo. Senza dubbio, le scienze hanno aperto davanti a noi un orizzonte di conoscenze e interazioni che pochi secoli fa non erano nemmeno pensabili.

    
Grazie agli studi interdisciplinari riusciamo a cogliere meglio le dinamiche che intercorrono tra la nostra condizione fisica e l’ambiente in cui viviamo, tra la salute e ciò di cui ci nutriamo, tra il nostro benessere psicofisico e la cura della vita spirituale – anche attraverso la pratica della preghiera o della meditazione nelle sue varie forme –, e perfino tra la salute e l’arte, penso in particolare alla musica. Infatti, non a caso, la medicina costituisce un ponte tra le scienze naturali e quelle umane, tanto da essere stata definita in passato philosophia corporis, come testimonia uno dei manoscritti custoditi nella Biblioteca Apostolica Vaticana.
    
Uno sguardo allargato e un impegno di ricerca interdisciplinare determinano dunque un progresso del sapere che, applicato alle scienze mediche, si traduce in ricerche più sofisticate e in cure sempre più adeguate e precise. Basti solo pensare al vasto campo della ricerca nell’ambito della genetica, indirizzata al superamento di svariate malattie. Essa, d’altra parte, pone anche alcuni interrogativi antropologici ed etici di fondo, come, ad esempio, la questione della manipolazione del genoma umano per controllare o addirittura superare il processo di invecchiamento, oppure per giungere a un potenziamento alterato dell’essere umano.
     
Altrettanto importante è una seconda dimensione: quella della mente, che costituisce la condizione di possibilità della nostra auto-comprensione. Di fatto, l’interrogativo di fondo con cui vi siete confrontati è quello che da millenni spinge l’umanità a ricercare l’essenza di ciò che ci rende umani. Attualmente, si tende spesso a identificare tale costitutivo essenziale con il cervello e i suoi processi neurologici. Tuttavia, pur sottolineando la rilevanza vitale della componente biologica e funzionale del cervello, essa non è, però, l’elemento in grado di spiegare tutti i fenomeni che ci definiscono come umani, molti dei quali non sono “misurabili” e, dunque, vanno oltre la materialità corporea. Infatti, l’essere umano non può possedere una mente senza materia cerebrale; ma, nello stesso tempo, la sua mente non può essere ridotta alla mera materialità del suo encefalo. È un’equazione da seguire, questa.
    
Negli ultimi decenni, grazie all’intreccio tra scienze naturali e umane, si sono moltiplicati gli sforzi per comprendere meglio il rapporto tra la dimensione materiale e quella non materiale del nostro essere. In questo modo, il rapporto mente-corpo, per secoli esplorato prevalentemente dai filosofi e dai teologi, si è offerto anche all’indagine di chi studia il nesso tra la mente e il cervello.
    
L’utilizzo del termine “mente” nell’ambito scientifico suscita qualche difficoltà, perciò è fondamentale poterlo capire e descrivere proprio in una chiave interdisciplinare. Con la categoria “mente” si vuole generalmente indicare una realtà ontologicamente distinta, capace di interagire con il nostro substrato biologico. Infatti, con la parola “mente” viene di solito indicata la complessità delle facoltà umane, specialmente in rapporto alla formazione del pensiero. Rimane, perciò, sempre attuale l’interrogativo riguardante l’origine delle facoltà umane, come la sensibilità morale della persona, la compassione, l’empatia, l’amore solidale che si traduce nei gesti filantropici e nella dedizione disinteressata verso gli altri, oppure il senso estetico, per non parlare della ricerca dell’infinito e del trascendente. Come vedete, è una cosa molto complessa e molto interdipendente.
    
Nella tradizione giudeo-cristiana, così come in quella greco-classica ed ellenistica, queste espressioni umane vengono ricondotte alla dimensione trascendente, identificata con il principio immateriale del nostro essere, cioè con l’anima, il terzo elemento posto a tema nel vostro Convegno. Anche se, nel corso del tempo, questo termine ha assunto diverse accezioni nelle varie culture e religioni, l’idea che abbiamo ereditato dalla filosofia classica assegna all’anima il ruolo di principio costitutivo che organizza tutto il corpo e dal quale originano le qualità intellettive, affettive e volitive, compresa la coscienza morale. Infatti, la Bibbia e, soprattutto, la riflessione filosofico-teologica con il concetto di “anima” definivano l’unicità umana, la specificità della persona irriducibile a qualsiasi altra forma di essere vivente, inclusa la sua apertura verso una dimensione soprannaturale e, quindi, a Dio. Questa apertura al trascendente, a qualcosa di più grande di sé, è costitutiva e testimonia il valore infinito di ogni persona umana. Possiamo dire, in linguaggio comune, che è come la finestra, che guarda e porta verso un orizzonte.
    
Cari amici, sono lieto che a questo evento partecipino anche gli studenti di varie Università del mondo. Vi incoraggio a intraprendere e portare avanti i percorsi di una ricerca interdisciplinare che coinvolga diversi centri di studio per una comprensione migliore di noi stessi, mirando sempre a quell’orizzonte trascendente a cui tende il nostro essere. Affido a Dio il vostro lavoro e auguro a tutti voi di avere sempre l’entusiasmo, direi anche lo stupore, davanti all’essere umano, che mai finiamo di scoprire, come ci ricorda Sant’Agostino con quell’affermazione di sapore biblico, sempre attuale: «Quale abisso profondo è mai l’uomo!» (Confessioni IV, 14, 22). Grazie!
8 maggio 2021
   
In occasione della quinta edizione del Festival dello Spazio di Busalla si indice un concorso a premi per un elaborato con la finalità di coinvolgere giovani impegnati negli studi universitari e nella ricerca che desiderano contestualizzare i loro studi o la loro attività professionale in un più ampio quadro interdisciplinare, attento ai fondamenti umanistici, economici e sociali delle scienze spaziali.
  
Il Premio è progettato in collaborazione tra il Festival dello Spazio di Busalla e la Scuola Internazionale Superiore per la Ricerca Interdisciplinare (SISRI) di Roma ed è patrocinato dall’Agenzia Spaziale Italiana e dal Comune di Busalla.
     
L’elaborato vincitore sarà presentato dal suo autore al Festival dello Spazio 2021, in programma dal 2 al 4 luglio, e sarà pubblicato nella documentazione elettronica e cartacea del Festival. 
    

Il tema del Concorso è "Le motivazioni dell’esplorazione umana nello spazio". Il Concorso è aperto a giovani di nazionalità Europea (stati membri UE ed ESA), di età non superiore ai 35 anni alla data del presente bando, in possesso di un diploma di livello universitario (almeno laurea triennale). L'elaborato dovrà essere inviato entro e non oltre il 30 aprile 2021 alla casella concorso2021@festivaldellospazio.com. Il vincitore/la vincitrice riceverà un premio di 1.200 euro e sarà invitato a presentare un estratto del suo elaborato al Festival dello Spazio 2021.
     
Per leggere e scaricare il bando clicca qui
Per iscriverti al concorso clicca qui

   
Per leggere tutte le novità sul Festival dello Spazio 2021 di Busalla clicca qui

Aprile 2021
Philosophy, Theology and the Sciencesindice del fascicolo 8 (1) / 2021
Il link per visualizzare il nuovo fascicolo
26-27 Aprile 2021
  
"Looking to the Future: Stem Cells, Organoids and Regenerative Medicine" è il titolo del Workshop che la Pontifica Accademia delle Scienze, presieduta dall'agronomo ed economista tedesco Joachim von Braun, terrà nei giorni 26 e 27 aprile 2021 presso la Casina Pio IV, sede dell'Accademia. La manifestazione è riservata agli accademici e agli ospiti invitati. 
    
Per le informazioni sull'evento e seguire in futuro il programma dettagliato, visita il sito della manifestazione
   
Riportiamo qui di seguito, in lingua inglese, il comunicato ufficiale che spiega contenuto e finalità della riunione.
   
The discovery of stem cells was a remarkable breakthrough in biological research. Two major types of stem cells exist during the lifecycle of multicellular organisms: embryonic stem cells, resulting from the early divisions of the egg, characterized by their “pluripotency”, i.e. the capacity, that they share with the egg cell itself, to produce all the cell types found in the adult organism, and the tissue-specific stem cells present in the tissues and organs of the adult.
g
The latter play an important role in renewing the cells of the various organs during the entire life. They are particularly active in tissues and organs in which the lifespan of the differentiated cells is short, like blood, skin and the inner cell layer covering the intestinal cavity. These adult stem cells are highly specialized and can only produce the tissue in which they reside. They are “multipotent”.
g
These adult stem cells will be the subject of this workshop organized by the Pontifical Academy of Science.
g
Scientists have learned to grow them in a dish into mini-versions of the mouse and human organs from which they derive. This so-called “organoid technology” opens new avenues for the study of development, physiology and disease and for personalized medicine. In the future, cultured mini-organs may replace transplant organs from donors and open the way to regenerative medicine.
19 aprile 2021

Ci sono anche una suora definita "scienziata dell'amore", un teologo divenuto santo, un astronomo e un biologo "padre della genetica" tra le 60 personalità che l'Unesco ha scelto di ricordare e celebrare nel bienno 2022-2023. Tra pochi mesi, dunque, Gregor Mendel, Teresa di Lisieux, Niccolò Copernico e Nerses il "Grazioso" saranno onorati per aver rappresentato un'eccellenza nell'ambito della scienza, della pace e della comunicazione. 
       
Quattro personaggi del mondo cristiano (un sacerdote, un vescovo, un monaco agostiniano e una suora carmelitana) che con il loro lavoro e la loro vocazione hanno contribuito al progresso e al bene comune di tutto il pianeta. La decisione è oramai pubblica, anche se non ancora validata formalmente (cosa che accadrà a novembre con la conferenza generale dell'Unesco).
          
A scegliere e proporre i loro nomi all'organismo delle Nazioni Uniti, come quelli delle altre personalità, sono state le nazioni di nascita dei singoli personaggi (Polonia, Repubblica Ceca, Armenia e Francia) di cui nel bienno ricorderemo: Mendel, 200 anni dalla nascita (2022); Copernico, 550 anni dalla nascita (2023), Santa Teresa di Lisieux, 150 anni dalla nascita (2023); Nerses il grande, 850 anni dalla morte (2023).
        
“Il genio del cristianesimo è quello di far nascere personalità capaci di lavorare in ogni tipo di campo”, il commento di mons. Francesco Follo, osservatore permanente della Santa Sede all’Unesco, interpellato dai media vaticani, aggiungendo: "Una cosa interessante nel dibattito che è seguito alla definizione di questi anniversari – dibattito incentrato sul tema dell'educazione alla tolleranza – è che alcuni Paesi hanno cominciato a dire: ma perché parliamo solo della cultura e dell'educazione senza mai parlare di una educazione spirituale e religiosa?”. Il cristianesimo, ribadisce il presule, “ha dato una forma all'Europa” e del resto “San Giovanni Paolo II diceva che una fede che non diventa cultura non è una fede matura”.

9 marzo 2021

Lo scorso 9 marzo ci ha lasciato John Polkinghorne, una delle personalità più attive, conosciute e amate, nel campo degli studi su Science and Religion. Proprio per questi studi, egli ottenne nel 2002 il Templeton Prize. Era nato a Weston-super-Mare, nel Regno Unito, il 16 ottobre 1930. Polkinghorne era un uomo di scienza. Fino all’età di 50 anni aveva lavorato nel campo delle particelle elementari come fisico teorico. Ottenne il dottorato nel 1955, sotto la guida del Nobel per la fisica Abdus Salam, collaborando con quello che era stato il gruppo creato da Paul Dirac. Una borsa post-doc presso il California Institute of Technology a Pasadena, gli consentì di lavorare per un certo tempo con un altro grande nome della fisica del Novecento, Murray Gell-Mann. Negli oltre 25 anni in cui si occupò di fisica delle particelle, Polkinghorne collaborò alla scoperta del quark svolgendo ricerche sulle proprietà analitiche degli integrali di Feynman e sui fondamenti della teoria della matrice-S, che darà più tardi luogo alla contemporanea teorie delle stringhe. Oltre a Cambridge, furono luoghi della sua attività scientifica Princeton, Berkeley, Stanford e il CERN a Ginevra.

Nel 1982 accade qualcosa di nuovo. John Polkinghorne decide di lasciare la sua attività di ricerca nella fisica delle particelle per ordinarsi sacerdote anglicano. A partire da quella data, egli si dedica al lavoro pastorale nella Chiesa anglicana, principalmente in ambiente universitario, presso il Trinity College e poi presso il Queen’s College, a Cambridge (UK), divenendo Presidente di quest’ultimo fino al 1996. Sono questi gli anni in cui approfondisce con entusiasmo e competenza i rapporti fra pensiero scientifico e fede cristiana, giungendo a pubblicare oltre 30 titoli, molti dei quali tradotti anche in altre lingue. Basterà ricordarne qualcuno. Il primo di essi One World (1987), tradotto in italiano da Mondadori con il titolo Scienza e fede, segna la convinzione di base del pensiero: viviamo in un solo mondo, il mondo oggetto delle scienze è anche lo stesso mondo che i credenti sanno creato da Dio, e questo spinge le nostre intelligenze a cercare una visione organica e unitaria della realtà. Ad esso seguiranno molteplici altri volumi, fra cui: Scienza e creazione (1988); Reason and Reality (1991); The Way the World is: the Cristian Perspective of a Scientist (1992); Scienza e Provvidenza: l’interazione di Dio con il mondo (1993); Quark, Chaos e Cristianesimo (1997); Credere in Dio nell'età della scienza (2000); The God of Hope and the End of the World (2002); Science and Religion in the Quest of Truth (2011). Due volumi hanno un particolare valore autobiografico, The Faith of a Physicist. Reflections of a bottom-up thinker (1994) e From Physicist to Priest (2007). Polkinghorne prese parte alla “Society of Ordained Scientists”, fondata nel 1986 da Arthur Peacocke, della quale facevano parte altri scienziati-sacerdoti di confessioni protestante, fra cui Robert J. Russell, fondatore a Berkeley del Center for Theology and The Natural Sciences.

La biografia di Polkinghorne ha qualcosa di unico. La serietà con cui si dedicò ai lavori interdisciplinari su scienza e teologia fu la medesima che aveva accompagnato la sua attività come ricercatore nel campo della fisica delle particelle. La sua ricerca, in un certo senso, non era stata interrotta, ma continuava adesso in un campo nuovo, altrettanto, se non ancor più ampio e profondo. Persona gioviale, ironica, disponibile, conversare con lui fu sempre un grande piacere, per tutti.

Conobbi personalmente John nel 1999, quando mi recai a trovarlo nella sua casa a Cambridge, per invitarlo a partecipare alla redazione del Dizionario Interdisciplinare di Scienza e Fede, la cui progettazione avevo iniziato da pochi mesi con Alberto Strumia. Ascoltava con attenzione le linee guida del progetto e accettò di collaborarvi con due voci, Riduzionismo Meccanica Quantistica. Tornammo a rivederci in diverse occasioni. Particolarmente significativo fu il Convegno Believing in God on the Paths of Science, che potei progettare nel 2004 insieme all’Associazione Oriente-Occidente ad Ancona nel 2004 ed al quale, oltre Polkinghorne, presero parte John Barrow, Bill Shea, George Coyne ed altri importanti studiosi. Nel nostro ultimo incontro, avvenuto a Cambridge nel 2011, in occasione di un Convegno al Faraday Institute, gli chiesi una dedica da apporre sul suo ultimo libro Theology in the Context of Science. Polkinghorne vi scrisse un semplice riferimento biblico del Nuovo Testamento, 1Ts 5:21, dicendomi che tutto quello che aveva da dirmi o da consigliarmi, nei miei studi su scienza e fede, era scritto lì. Aperto il Nuovo Testamento possiamo in effetti leggervi l’esortazione paolina: “Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono”. Questa dedica sintetica conteneva l’idea di saper discernere fra i molti pensieri e contributi che vengono proposti in questo ambito della ricerca, ponderandoli bene, conservando ciò che davvero coopera al progresso della conoscenze, ciò che avvicina alla verità. Proprio a questo, a dirigerci verso una più armonica conoscenza della verità, John ci ha aiutato, con le sue opere e con il suo esempio di vita. 

Giuseppe Tanzella-Nitti

 

© 2021 Documentazione Interdisciplinare di Scienza e Fede

 

Rileggiamo un’intervista rilasciata da John Polkinghorne nel 2004

   

Interviste a John Polkinghorne offerte dal sito Counterbalance.org

    

 

Ancona, 2 dicembre 2004. John Polkinghorne è il terzo da sinistra, in piedi. In sequenza, prima di lui, Flavio Keller, Giuseppe Tanzella-Nitti; dopo di lui: Tullio Manzoni, George Coyne, Fiorenzo Facchini. Seduti: Juan José Sanguineti e William Shea.

15 febbraio 2021

   

È venuto a mancare a Firenze, all’età di 88 anni, Fortunato Tito Arecchi. Era nato a Reggio Calabria l'11 dicembre del 1933. Presidente dell’Istituto Nazionale di Ottica dal 1975 al 2000, Arecchi è stato per molti anni il principale studioso italiano nell’ambito della fisica dei laser e dell’ottica quantistica, ricerche che gli avevano meritato nel 2006 il Premio Enrico Fermi della Società Italiana di Fisica. Dal 1970 al 1977 era stato ordinario di Fisica a Pavia e poi a Firenze, dove mantenne la cattedra fino al 2009. Negli ultimi anni si era dedicato con importanti intuizioni alla filosofia della complessità, alle scienze cognitive e alle neuroscienze. Uomo di ampi interessi culturali e scientifici, l’ambiente intellettuale italiano ricorda Tito Arecchi anche per i suoi studi di ambito epistemologico. Conferenziere appassionato e attraente, aveva pubblicato nel 1990 I simboli e la realtà, un saggio nel quale poneva in luce con intelligenza e spirito didattico le premesse filosofiche del lavoro scientifico, mostrando le insufficienze del riduzionismo scientista. Era membro dell’Accademia Internazionale di Filosofia della scienza di Bruxelles. Tito Arecchi è stato un ricercatore di profonda fede cristiana, che testimoniò con semplicità e chiarezza nei dibattiti o negli interventi che toccavano più da vicino temi di valore esistenziale o religioso. Visse prima di tutto nella sua vita quell’unità del sapere di cui seppe così bene parlare e scrivere.

15 Febbraio

Si svolgerà nella Città Eterna, dal 13 al 24 maggio 2021, la Summer School organizata dalla Fondazione tedesca Max-Planck-Gesellschaft dal titolo "Cultures of Science and Art in Rome". Per partecipare è necessario inviare la richiesta d'iscrizione entro e non oltre il 15 febbraio 2021.
           
In questa Summer School si discuterà e si ricercheranno le connessioni tra la scienza e l'arte nella Capitale d'Italia dal 1400-1900. Come città del Papa, Roma è stata un'importante centro religioso e artistico sin dal Medioevo. Forse non tutti sanno però che l'Urbe è stata anche un centro di ricerca scientifica e di visualizzazione della stessa.
        
Questo fatto è stato sottovalutato a causa della tradizionale, ma ormai superata, opposizione tra religione e scienza, che non si sono mai scluse a vicenda, come dimostrano le attività scientifiche condotte dai gesuiti. Pertanto, questo corso introdurrà Roma come città della conoscenza nei suoi contesti europei e globali.
     
Guardando in modo specifico alla cultura visiva della scienza, i partecipanti apprenderanno le reti che hanno riunito artisti, collezionisti e intellettuali e come questi e le loro idee hanno influenzato la pratica della scienza.
       
N.B. Nel caso in cui le restrizioni dovute al Covid-19 rendano impossibile viaggiare in Italia a maggio, sarà offerto un programma online alternativo. Il programma si svolgerà online sole se non sarà possibile eseguire il corso di persona e sul posto.
    
Data: 13-24 maggio 2021 (15 febbraio 2021 termine ultimo per presentare la domanda d'iscrizione)
Luogo: Roma
Per maggiori informazioni

20 gennaio

Nel mese di gennaio, Sua Santità Papa Francesco ha nominato membri della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali:
    
Prof.ssa Jutta Allmendinger, Presidente del WZB Berlin Social Science Center
Nata a Mannheim (Germania) il 26 settembre 1956, ha conseguito il primo grado di Laurea in Sociologia e Psicologia Sociale all’Università di Mannheim; il successivo grado all’Università del Wisconsin (Stati Uniti d’America); ha concluso la Specializzazione e il Dottorato presso l’Harvard University, nel medesimo Paese. Tra il 1992 e il 2007 ha insegnato all’Università Ludwig Maximilian di Monaco di Baviera (Germania). Dal 1999 al 2002 è stata Presidente della Società Tedesca di Sociologia e, dal 2003 al 2007, ha ricoperto il ruolo di Direttrice dell’Istituto per la Ricerca sull’Occupazione (IAB) di Norimberga. Dal 2007 è Docente di Sociologia dell’educazione e della ricerca sul mercato del lavoro alla Humboldt-Universität di Berlino e, contemporaneamente, è Presidente del WZB Berlin Social Science Center. Inoltre, dal 2012, è Professoressa onoraria di Sociologia alla Freie Universität di Berlino. È autrice di numerosi testi. Ha ricevuto diversi riconoscimenti tra cui il conferimento dell’Ordine al Merito di Prima Classe della Repubblica Federale di Germania, nel 2012, ed il Dottorato honoris causa dall’Università di Tampere (Finlandia) nel 2014.
     

Prof. Rodrigo Guerra López, Professore-Ricercatore della Divisione di Filosofia e Membro del Consejo de Gobierno del Centro de Investigación Social Avanzada (CISAV) di Santiago de Querétaro (Messico).
Nato a Città del Messico nel 1966, si è laureato in Filosofia presso l’Università Popolare Autonoma dello Stato di Puebla (Messico); ha conseguito la Laurea Magistrale in Umanesimo Universitario all’Università Iberoamericana (Messico) e il Dottorato in Filosofia presso l’Accademia Internazionale di Filosofia nel Principato del Liechtenstein. Ha ricoperto il ruolo di Coordinatore Accademico del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II di Città del Messico, ed è stato Professore di Metafisica, Bioetica e Filosofia del Diritto all’Università Panamericana (Messico). Nel 2013 ha tenuto le Karol Wojtyla Memorial Lectures presso l’Università Cattolica di Lublino (Polonia). Dal 2004 al 2007 ha diretto l’Observatorio Socio Pastoral del Consiglio Episcopale Latinamericano. Nel 2008 ha fondato il Centro de Investigación Social Avanzada (CISAV), di cui è Professore-Ricercatore della Divisione di Filosofia e Membro del Consejo de Gobierno. È Membro della Commissione teologica del Consiglio Episcopale Latinoamericano e della Pontificia Accademia per la Vita, ed è autore di diverse pubblicazioni nell’ambito dell’Antropologia, della Bioetica e della Filosofia Sociale.

 

21 gennaio

Presto santo Jerome Lejeune, il medico che scoprì la sindrome di down e che fu il primo Presidente della Pontificia Accademia per la Vita. Questa mattina, infatti, Papa Francesco, ha autorizzato il decreto della Congregazione per le Cause dei santi che riconosce le virtù eroiche del Servo di Dio Jerome Lejeune, fedele laico, nato il 13 giugno 1926 a Montrouge, in Francia, e morto a Parigi il 3 aprile 1994. Un passo in avanti verso la causa di beatificazione e canonizzazione.

Marzo 2021

Zygon: Journal of Religion and Science: annunciato il contenuto del fascicolo 56 (1) / 2021
 Ecco il link per visualizzarlo

2 Dicembre 2020
     
Bando di concorso XIV Edizione Premlo Prof. Paolo Michele Erede
s
È istituito un Concorso a premi rivolto a tutti coloro che sono interessati al tema dei rapporti tra filosofia, scienze e cultura. Lo scopo è quello di: promuovere studi, scoprire nuovi talenti, diffondere la cultura, divulgare la filosofia, stimolare la mente alla ricerca di nuove idee nel campo del sapere.
s
Tema, data e scadenza
Il tema del concorso è il seguente: "Filosofia e scienza: contrasto o accordo?". Gli elaborati dovranno pervenire entro il 2 Dicembre 2020
a
La commissione
È costituita da un Presidente, nella persona del Prof. Michele Marsonet Professore Ordinario di Filosofia della Scienza Università degli Studi di Genova, e da due Membri altamente qualificati, i cui nomi saranno resi noti in occasione della premiazione. I giudizi della Commissione Giudicatrice sono insindacabili ed inappellabili .
Premia
Premi
I Premio 1.500 euro
II Premio 1.000 euro
III Premio 500 euro
IV-V-VI Premio ex aequo 200 euro
 
Premio speciale per i cittadini svizzeri 1.000 euro
Scaricare qui il bando del concorso
Scarica qui la domanda e l'informativa per partecipare al concorso
23 Novembre 2020
Per il post pandemia è necessaria "una nuova alleanza tra umanesimo e scienza, che vanno integrati e non separati, né, peggio ancora, contrapposti” e su “un approccio sistemico che faccia leva su una rinnovata solidarietà, esercitata anche nel rispetto del bene comune e dell’ambiente”. Solo così sarà possibile una ripartenza della società
    
Ne è convinto mons. Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede, intervenuto con una lectio magistralis nell’ambito dei colloqui di Diplomazia della scienza, organizzati nella sede dell’Accademia Nazionale dei Lincei, a Palazzo Corsini, nel cuore della Capitale. 
     
Sviluppando il tema “Fraternità, ecologia integrale e Covid-19. Il contributo della diplomazia e della scienza”, l'arcivescovo fa più volte riferimento all'ultima enciclica di Papa Francesco, "Fratelli tutti", sottolineando quanto sia importante, oggi, “una comunità mondiale capace di realizzare una fraternità a partire da popoli e nazioni che vivano l’amicizia sociale”. Ma per farlo, è necessaria “la migliore politica, inclusiva, al servizio di tutti, di portata internazionale” e una collaborazione scientifica “realmente interdisciplinare, che non lasci da parte alcun tipo di sapere”. Di seguito riportiamo il testo completo della lectio magistralis, in lingua inglese e in lingua italiana
     
20 novembre 2020

L'Istituto Lombardo bandisce nell’anno 2019 per il biennio 2019-2020 un premio intitolato a Rodolfo Antoniazzi e Teresa Antoldi, a favore di un giovane, laureato dopo il 1° gennaio 2013, che presenti contributi originali di ricerca nel campo della meccanica agraria.
Importo del premio euro 3.000,00 al lordo di ogni onere fiscale.
Il Premio sarà assegnato dall'Accademia a Classi riunite, su proposta di una Commissione formata da 5 accademici residenti eletti nella Classe di Scienze Matematiche e Naturali.
Coloro che intendono concorrere al premio devono far pervenire la loro domanda, accompagnata con i lavori e tutti quei dati e documenti che crederanno necessari per fornire alla Commissione esaminatrice gli elementi per un sicuro giudizio.

Scadenza:
Le designazioni, accompagnate da esaurienti motivazioni, debbono pervenire all'Istituto Lombardo entro il 20 novembre 2020.
Il Premio verrà conferito nel mese di febbraio 2021, durante l'adunanza solenne di inaugurazione del 218° Anno Accademico dell'Istituto Lombardo.

Informazioni:
www.istitutolombardo.it
istituto.lombardo@unimi.it

16 Novembre 2020
La scienza ha “più che mai un ruolo fondamentale nella sopravvivenza dell’umanità”. È questo l’incipit della dichiarazione finale redatta al termine della sessione plenaria dell’Accademia Pontificia per le Scienze (clicca qui per leggere il documento finale completo), alla quale, lo scorso ottobre, aveva mandato un messaggio anche Papa Francesco ribadendo la richiesta alle autorità a trovare “soluzioni eque” che accompagnino il cammino di uscita dalla crisi legata al Covid-19.
     
Il documento dell’Accademia si suddivide in 20 punti, in cui si affronta il tema della pandemia e delle sue ripercussioni sulla vita, sottolineando il “forte impatto sulle decisioni politiche a livello mondiale” da parte delle prove scientifiche.
     
“La pandemia di Covid-19 ha portato a un’inversione del rapporto tra scienza e politica“, si legge nel testo che al punto numero 5 sostiene che il virus “ha cambiato il mondo”. “Durante una pandemia – si legge ancora – la ricerca deve andare di pari passo con i provvedimenti politici. Infatti, un’importante area di ricerca si basa sull’apprendere, da quei Paesi che stanno affrontando meglio la pandemia, risposte valide in ambito politico, sanitario, scientifico e sociale”.
      
Sui vaccini, l’Accademia ha ricalcato il messaggio dello stesso Pontefice, ribadendo che “non basta sviluppare un vaccino, ma va anche prodotto e condiviso in maniera equa”. “Per affrontare la crisi del Covid-19 – continua poi l’Accademia – è necessaria la collaborazione di varie discipline scientifiche con le scienze mediche“, con un ruolo determinante che può essere rivestito dall’intelligenza artificiale.
     
Nel capitolo dedicato alle “implicazioni etiche e sociopolitiche”, si evidenzia come la pandemia abbia avuto un “impatto negativo soprattutto sui meno abbienti”.
     
“L’istruzione – si legge inoltre nel documento – ha preso una svolta molto preoccupante a causa della pandemia“. “Per i bambini di alcuni Paesi – è scritto -, la didattica a distanza non è un’opzione, semplicemente perché non hanno internet a casa. La connettività in queste circostanze dovrebbe essere considerata un diritto umano dato che, a causa di questo divario educativo, la disuguaglianza sociale aumenterà”.
    
In conclusione, “una lezione che la pandemia ci insegna è che – senza solidarietà – libertà e uguaglianza sono solo parole vuote“, come ha spiegato più volte papa Francesco. “Problemi globali come le pandemie, i cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità – conclude il testo – richiedono una collaborazione a livello mondiale“.
Febbraio 2021
Theology and Science (Journal): pubblicato il fascicolo 19 (1) / 2021
Ecco il link per visualizzarlo
18 Ottobre 2020
Al via la seconda edizione del "Premio Udine Filosofia 2020", riconoscimento ideato nell'ambito del settimo Festival Mimesis, in sinergia con l'Associazione Culturale Territori delle Idee, e sostenuto dalla casa editrice Mimesis. Possono partecipare tutti i giovani che non hanno ancora compiuto 35 anni che hanno redatto un saggio di filosofia inedito. 
 
L'elaborato dovrà pervenire in formato pdf, assieme al proprio curriculum vitae, entro e non oltre il 18 ottobre 2020 all'indirizzo email premiomimesis@mimesisedizioni.it
 
Per partecipare è necessario versare una quota di partecipazione di 50 euro, somma che è possibile pagare tramite PayPal (inserendo l’indirizzo mail: ordini@mimesisedizioni.it), o tramite accredito bancario
c/c intestato a MIM EDIZIONI srl – Via Monfalcone, 17/19
20099 Sesto San Giovanni
presso
CASSA DI RISPARMIO DI ASTI – Ag.di Sesto San Giovanni
IBAN IT 94 T 06085 20700 000000020093
BIC SWIFT: CASRIT 22
Causale: Quota di partecipazione Premio Opera Festival Mimesis
   
Per partecipare al premio è necessario anche inviare una mail di conferma all'indirizzo email ordini@mimesisedizioni.it con: Nome, Cognome e Titolo dell’opera. In palio la pubblicazione pubblicazione dell’opera con Mimesis Edizioni.
 
Nel corso del festival la Commissione premierà anche un volto della filosofia nazionale e internazionale e sceglierà il miglior libro di filosofia pubblicato nel periodo 2019-2020.

 

Scadenza: Il termine ultimo per la presentazione degli elaborati è fissato al 18 ottobre 2020.

 

Informazioni

http://mimesisfestival.it/

Pagine