Giuseppe Tanzella-Nitti

Non so quanti di voi abbiano usato un caleidoscopio. Quando ero ragazzino (parliamo di 60 anni fa) era un giocattolo comune. Un semplice tubo di cartone con dei piccoli frammenti di vetro che, riflessi da due o più specchi, quando si faceva ruotare il tubo prendevano la forma di molteplici figure simmetriche, sempre diverse, mai uguali, tutte provenienti dagli stessi pochi e piccoli frammenti contenuti al suo interno. Il Natale, ciò che esso è e ciò che esso evoca, può paragonarsi a quei piccoli frammenti capaci di dare origine a luci straordinarie, nelle letture che ne danno l’arte, la letteratura, la cultura popolare, il cinema (quello buono), la musica e, ovviamente, il cristianesimo, che di tutte quelle letture è l’origine, sebbene per molti sia adesso un’origine quasi nascosta.

I testi che il portale disf.org propone in queste settimane di Avvento sono immagini eterogenee, composite, che prendono però tutte luce da mistero che si trova al loro centro e che esse riflettono. A queste se ne potrebbero aggiungere infinite altre, quelle che la cultura umana ha prodotto negli ultimi duemila anni, ma anche quelle che l’umanità ha intravisto, forse desiderato,prima della nascita di Gesù di Nazaret , come suggerisce ad esempio la comprensione del mito come praeparatio evangelii in C.S. Lewis.

Leone Magno scrive qualche anno dopo il Concilio di Calcedonia (451), divulgando in modo accessibile a tutti la dottrina cattolica sull’unità della Persona del Verbo e le sue due nature, quella umana e quella divina, unite, appunto, perché possedute da una medesima persona, in modo inconfuso, immutabile, inseparabile e indivisibile. Da questa semplice definizione, dipende tutta l’originalità del mistero cristiano rispetto alla mitologia greca e ella filosofia orientale: Dio viene incontro all’uomo, si unisce all’uomo, restando Dio, ma assumendo su di sé, come sua natura, tutto ciò che l’essere umano è. «La sua origine è diversa dalla nostra, – afferma Leone Magno – ma la sua natura è uguale alla nostra», «discende dalla sede celeste senza, però, allontanarsi dalla gloria del Padre», «pur rimanendo invisibile nella sua natura è diventato visibile nella natura nostra»; «egli che è l'immenso, ha voluto essere racchiuso nello spazio: pur restando nella sua eternità, ha voluto incominciare a esistere nel tempo», «l'immortale non ha rifiutato di sottomettersi alla legge della morte». Di fronte a questo modo così stretto e reale con cui l’amante si fa prossimo all’amato, fino a diventare una sola cosa con lui, tutte le altre storie d’amore impallidiscono.

Nel primo messaggio Urbe et orbi, alla città e al mondo, che Giovanni Paolo II dirige a braccio due mesi dopo la sua elezione, il giorno di Natale del 1978, presenta il Natale come “festa dell’uomo”, ovvero come la radice dalla quale prende forza ogni discorso sulla dignità della persona umana.«Accettate la grande verità sull’uomo. Accettate la piena verità sull’uomo pronunziata nella notte di Natale. Accettate questa dimensione dell’uomo, che si è aperta a tutti gli uomini in questa Santa Notte!». L’invito, rivolto a tutti, credenti e non credenti, è ad accettare il mistero di questo annuncio. Un invito che, in alcuni passaggi del successivo magistero di Benedetto XVI, sarà presentato come il coraggio di “vivere come se Dio esistesse”, perché da ciò sembra proprio dipendere, in modo emblematico, il bene dei popoli e dell’umanità. Affermava Giovanni Paolo II in questo messaggio: «In questo mistero si trova la forza dell’umanità. La forza che irradia su tutto ciò che è umano. Non rendete difficile questa irradiazione. Non la distruggete. Tutto ciò che è umano, cresce da questa forza; senza di essa deperisce; senza di essa va in rovina». Difendere la narrazione del Natale – per i credenti,la storia di Dio entrato davvero nel mondo – è qualcosa con cui, ci sembra poter dire, la dignità dell’essere umano sta o cade. L’esperienza di vederla purtroppo caduta troppe volte, in troppi luoghi, con troppo dolore, dovrebbe farci tutti pensare e aiutarci a tirare le conseguenze.

Se fare questa scelta, cioè aprirsi alla possibilità del mistero del Natale, può risultare gravosa e controcorrente, Raniero Cantalamessa, in un originale sermone di Avvento pronunciato nella Basilica di san Pietro nel 2010, sembra volercene offrire le ragioni di convenienza. Ripercorrendo la vicenda del rapporto fra fede e ragione in Occidente, egli argomenta come l'esperienza del sacro, lungi dal mortificare la ragione, le mostra le sue vere possibilità. Una volta superati i condizionamenti del riduzionismo neopositivista, la ragione può cercare cammini che possano aprirla alla nozione di Dio e al suo riconoscimento nella natura e nell'esistenza umana.

Nella sua opera Vita activa. La condizione umana (1958), Hannah Arendt riflette sul “miracolo” della nascita di un essere umano e ne parla come l’unico, vero elemento che può dare speranza al genere umano, apparentemente chiuso nell’itinerario che dalla vita lo conduce alla morte. La nascita di un nuovo essere umano è «il miracolo che preserva il mondo», l’unica esperienza che può generare fede e speranza, due caratteristiche, afferma Arendt, che la cultura greca ignorava. «È questa fede e speranza nel mondo trova forse la sua più gloriosa e efficace espressione nelle poche parole con cui il vangelo annunciò la "lieta novella" dell’avvento: "Un bambino è nato fra noi"».

Può essere infine letto come una metafora del Natale anche il bellissimo film di Frank Capra La vita è meravigliosa (1946), una storia di crisi e di salvezza che fa riflettere sul senso della vita di ciascuno, anche quando sembra ormai irrimediabilmente perduta. Sull’orlo del suicidio, dopo aver visto l’ormai inevitabile tracollo della sua banca, attraverso la quale aveva pure fatto tanto bene a tanta gente, il protagonista George Bailey (James Stewart) incontra un personaggio misterioso, svelatosi poi essere un angelo. Proprio di fronte alla sua disperazione – “sarebbe stato meglio se non fossi mai nato”, afferma Bailey – l’angelo Clarence gli fa vedere come sarebbe stata la sua città, il mondo, se egli non fosse mai nato, se non avesse fatto il bene attraverso il suo lavoro. E qui il nostro interrogativo: come sarebbe stata la storia degli uomini, come sarebbe stata la storia dell’Occidente, ma anche del mondo intero, se il cristianesimo non fosse mai sorto, se non fosse mai esistito il suo sconvolgente messaggio che Dio si è fatto uomo ed è diventato uno di noi? Quali destini i popoli e le nazioni avrebbero conosciuto negli ultimi duemila anni se la cultura umana non avesse scoperto, in Gesù di Nazaret, il senso del perdono e della misericordia, il valore della libertà e della speranza del Cielo? Come sarebbe il mondo senza il Natale?

Domande supreme, che esortano a maggiore consapevolezza i credenti, ma fanno riflettere anche i non credenti sul corso del mondo e degli eventi, provvidenziali, che lo visitano. Accostiamoci ancora una volta al Natale, come ad un caleidoscopio che ci riserva immagini inedite, sempre nuove, dove bellezza e speranza possono congiungersi.

 

Pontifical University of the Holy Cross, Senate Hall Piazza Sant'Apollinare, 49, 00186, Rome

 

Quantum Relations Transdisciplinary Expert Meeting on Quantum Mechanics and Meaning

12-13 December 2025

Pontifical University of the Holy Cross, Senate Hall Piazza Sant'Apollinare, 49, 00186, Rome

L'evento è organizzato congiuntamente dai Centri di Ricerca ROR e DISF della Santa Croce, in collaborazione con il

Faraday Institute di Cambridge.

La partecipazione all'evento è su invito; per il segreteria@disf.org

 


Sessions

Method and Metaphysics

How real are quantum relationships?

Speakers

Stefano FURLAN, University of Utrecht, Kurt APPEL, University of Vienna, Austria

Respondent

Ivan COLAGÈ, Pontifical University of the Holy Cross, Rome, Italy


Interpretation and Theology. Are they ontological or logical?

Speakers

Sebastian DE HARO, University of Amsterdam

Giulio MASPERO, Pontifical University of the Holy Cross, Rome, Italy

Respondent

Pui HIM IP, Faraday Institute, Cambridge, United Kingdom


Progress and Demand for Meaning. What is the result for our worldview?

Speakers

Mark HARRIS, University of Oxford, United Kingdom

Johan FYNBO, University of Copenhagen, Denmark

Respondent

Oskari JUURIKKALA, Pontifical University of the Holy Cross, Rome, Italy

Hannah Arendt
Immagine
arendt

Se lasciate a se stesse, le faccende umane possono solo seguire la legge della mortalità, che è la più certa e implacabile legge di una vita spesa tra la nascita e la morte. È la facoltà dell’azione che interferisce con questa legge perché interrompe l’inesorabile corso automatico della vita quotidiana, che a sua volta abbiamo visto interferire col ciclo del processo vitale biologico, e interromperlo. Il corso della vita umana diretto verso la morte condurrebbe inevitabilmente ogni essere umano alla rovina e alla distruzione se non fosse per la facoltà di interromperlo e di iniziare qualcosa di nuovo, una facoltà che è inerente all’azione, e ci ricorda in permanenza che gli uomini, anche se devono morire, non sono nati per morire ma per incominciare. Tuttavia, proprio come, dal punto di vista della natura, il movimento rettilineo del corso della vita dell’uomo tra la nascita e la morte sembra una peculiare deviazione dalla comune regola naturale del movimento ciclico, così l’azione, dal punto di vista dei processi automatici che sembrano determinare il corso del mondo, assomiglia a un miracolo. Nel linguaggio della scienza naturale, essa è "l’improbabilità infinita che si verifica regolarmente". L’azione è in effetti l’unica facoltà dell’uomo capace di operare miracoli, come Gesù di Nazareth – la cui comprensione di questa facoltà può essere paragonata per la sua originalità senza precedenti alla comprensione socratica delle possibilità del pensiero – doveva sapere benissimo, quando paragonava il potere di perdonare al potere più generale di far miracoli, ponendoli allo stesso livello e alla portata dell’uomo.

Il miracolo che preserva il mondo, la sfera delle faccende umane, dalla sua normale, "naturale" rovina è in definitiva il fatto della natalità, in cui è ontologicamente radicata la facoltà di agire. È, in altre parole, la nascita di nuovi uomini e il nuovo inizio, l’azione di cui essi sono capaci in virtù dell’esser nati. Solo la piena esperienza di questa facoltà può conferire alle cose umane fede e speranza, le due essenziali caratteristiche dell’esperienza umana che l’antichità greca ignorò completamente. È questa fede e speranza nel mondo che trova forse la sua più gloriosa e efficace espressione nelle poche parole con cui il vangelo annunciò la "lieta novella" dell’avvento: "Un bambino è nato fra noi".

 

H. Arendt, Vita activa. La condizione umana, Bompiani, Milano 2003, p. 246.

Università degli Studi Niccolò Cusano (Roma)

Convegno Università degli Studi Niccolò Cusano, Roma
26–28 novembre 2025

Dal 26 al 28 novembre 2025, presso l’Università degli Studi Niccolò Cusano (Roma), si terrà il convegno: “Disincanto e reincantamento del mondo”

Il convegno si svolgerà in presenza presso l’Aula Anna Pirozzoli (piano terra) dell’Università degli Studi Niccolò Cusano, via don Gnocchi 3, Roma, con orario indicativo 9.30–18.00.


È prevista anche la possibilità di seguire i lavori tramite aula virtuale (accesso dai QR code in locandina).

Rocco Buttiglione
filosofo e saggista, già parlamentare europeo, senatore e deputato del parlamento italiano

 

 

Perché sono cristiano? Quali sono le ragioni della mia fede? Su queste domande sono stati versati fiumi di inchiostro. La risposta che più mi ha convinto e continua a parlare al mio cuore la ha data sant’Agostino in uno scritto della sua polemica contro i Manichei, Contra epistulam Manichaei (n. 5). Leggiamola insieme:

“Ego vero Evangelio non crederem nisi me Ecclesiae commoveret Auctoritas” (Io in realtà non crederei al Vangelo se non mi muovesse interiormente l’autorità della Chiesa)

A prima vista la frase può sembrare enigmatica. L’autorità della Chiesa si fonda sui Vangeli. Non è un circolo vizioso fondare la fede nei Vangeli sull’autorità della Chiesa? Non dovremmo piuttosto argomentare sulla veridicità del racconto evangelico, sull’autenticità delle fonti, sul confronto con le fonti non cristiane, sulla plausibilità dei miracoli narrati etc… Non dovremmo entrare nel campo spinoso della esegesi biblica? Se lo facessimo, però, la nostra fede dovrebbe dipendere dai risultati mutevoli dell’esegesi e quanti di noi sono in grado di districarsi agevolmente nel labirinto delle interpretazioni esegetiche? Intendiamoci bene: io ho il massimo rispetto per il lavoro degli esegeti e leggo anche con grande interesse, sebbene da dilettante, i risultati delle loro ricerche. Non sta lì però il fondamento della mia fede. Sant’Agostino ci suggerisce un percorso diverso. Proviamo ad ascoltarlo in profondità.

Il nocciolo della questione sta nel significato della parola auctoritas e nel significato della parola Ecclesia. Vediamo come comprenderle.

Auctoritas deriva dal verbo greco augeo (faccio crescere). L’autorità non è un potere di obbligare, anzi in generale non è un potere. È piuttosto una parola che risuona dentro di me, mi modifica dall’interno, mi cambia. L’analogia più pertinente è quella con l’innamoramento: la mia ragazza mi ha sorriso, mi ha parlato e le sue parole mi sono rimaste dentro. Mi ha fatto scoprire qualcosa di me che io non sapevo di essere. Da allora io non sono più io ma io con lei. Lei è diventata una presenza nella mia vita. L’autorità è il fenomeno di questa presenza. Potremmo dire, allora, che l’autorità della Chiesa è la presenza di Cristo nella mia vita. La prova del Vangelo è la persona stessa di Cristo. Credere è essere innamorati di Cristo. Ma come posso essere io innamorato di Cristo se io vivo oggi e lui è vissuto 2000 anni fa ed io non lo ho mai visto né conosciuto. Posso forse farmi contemporaneo di Cristo? Assolutamente no. Sarebbe ridicolo. Cristo però può farsi mio contemporaneo. Se è presente nella vita dei suoi amici allora incontrando i suoi amici è possibile incontrare Lui…

Questo ci riconduce al significato della parola Ecclesia. Etimologicamente ecclesía significa assemblea. Assemblea di chi? Di quelli la cui vita è stata trasformata dalla presenza di Cristo e che gli rendono testimonianza. Questa testimonianza rende credibile il Vangelo. La testimonianza che convince è dunque quella della santità della Chiesa. Non tutti i santi sono taumaturgi e guariscono dalle malattie del corpo. Non tutti i santi stanno sugli altari. Anzi, l’infinita maggioranza dei santi sono gente comune che però rende una testimonianza convincente. Possono essere i tuoi genitori che ti accompagnano in tutto il cammino della vita. Può essere la ragazza di cui ti sei innamorato e che ti è stata vicina per cinquanta anni in tutte le vicissitudini ed i guai in cui ti sei cacciato. Può essere un amico, un compagno di lavoro, un professore, un prete. Gente comune che ti ha voluto bene davvero ed ha condiviso con te l’amore di Cristo. Non una persona sola ma tante, incontrate in momenti diversi della vita o anche l’amicizia stabile di una comunità.

I santi non sono isolati, si legano fra loro in genealogie di santità. Cosa è una genealogia di santità? Facciamo un esempio: esistono molti santi della famiglia salesiana. La loro santità nasce da quella di don Bosco: sono stati convinti da lui. E la santità di don Bosco? Si radica in una storia di santità piemontese che risale attraverso il Cafasso, il Cottolengo e san Francesco di Sales fino nel Beato Valfrè. E potremmo continuare.

Adesso capiamo cosa è l’autorità della Chiesa: la testimonianza comune dei santi per mezzo della quale Cristo si rende presente ed “incontrabile” per noi.

Abbiamo fatto l’esempio dell’innamoramento. All’inizio non sai bene cos’è e non sai neppure se ci credi davvero, se è un gioco oppure una cosa seria. Poi una serie di eventi e di scoperte successive ti coinvolge sempre più profondamente fino al punto che quella storia diventa la tua stessa vita, diventa più certa per te che la tua stessa vita. Quando l’innamoramento si consolida in un amore coniugale in genere nascono dei bambini e questo ristruttura profondamente la relazione dei due innamorati. Diventano una coppia genitoriale e l’amore reciproco adesso si proietta ad abbracciare i figli. Affermando che il matrimonio è un sacramento la Chiesa inscrive questa dinamica naturale dell’amore umano dentro l’amore di Cristo, ne fa un segno efficace dell’amore di Cristo per il mondo. Questo dinamismo, però, vive naturalmente anche fuori del sacramento del matrimonio. La fede cristiana è essenzialmente missionaria. L’incontro originario rischia sempre di smarrirsi nella memoria se non è rinnovato da incontri nuovi ed in particolare da incontri in cui tu offri ad un altro uomo una amicizia vive, vera, fattiva, in cui egli possa discernere la presenza di Cristo come una proposta per la sua vita. Per questo Papa Francesco parlava spesso del “discepolo missionario”: uno che apre ad altri il tesoro che senza suo merito gli è stato comunicato. La vita nuova, la comunione cristiana, si diffonde per contagio, per mezzo di una amicizia in cammino verso il vero bene dell’uomo.

 

Nuovo Sefir - ciclo di seminari di studio online

SECONDA TAPPA
VENERDÌ 28 NOVEMBRE 2025
MUSICA E SCIENZE COGNITIVE

PROGRAMMA

17:00 Introduzione
17:15 Relazione
Nicola DI STEFANO
Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione - CNR
18:15 Dibattito
19:00 Chiusura dei lavori

Sommario

La musica è un’esperienza costitutiva dell’essere umano, ma la sua natura resta, per molti aspetti, ancora misteriosa. Le scienze cognitive della musica offrono una prospettiva che integra discipline diverse, dalla musicologia alle neuroscienze, per indagare i processi fondamentali che sottendono l’esperienza musicale, dalla percezione del suono all’attribuzione di qualità affettive alla musica.


La partecipazione è libera e gratuita fino all’esaurimento dei posti resi disponibili dalla piattaforma

Per partecipare, scrivere un messaggio a segretario@nuovo-sefir.it
Il link per accedere sarà inviato dalla segreteria di Nuovo SEFIR il giorno dell’evento